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Chiesa di San Giovanni Battista

La chiesa bizantina di San Giovanni Battista si trova nel centro storico di Assemini (CA) e costituisce l’unico esempio in Sardegna di chiesa con pianta a croce greca inscritta in un quadrato, cioè con due navate che si incrociano, coperte da volta a botte. Ai quattro angoli, altrettanti ambienti sono collegati internamente ai quattro bracci della croce, tramite poderose arcate, e sono coperti con tetti in legname.
Ad ovest si apre l’unico ingresso mediante un portale centinato, al lato opposto si trova una bassa abside dal perimetro esterno semicircolare volta ad oriente.
La cupola dell’edificio è semisferica; assai interessante risulta la soluzione impiegata per il passaggio di questa dalla forma quadrata alla forma circolare, infatti al termine dei lavori di costruzione, nella parte interna della cupola, furono scolpiti in rilievo i contorni di quattro scuffie (semivolte) angolari, con uno sviluppo appositamente esagerato.
All’esterno essa è coperta da un tiburio quadrato che si eleva in tronco di piramide, sormontato da una cupoletta sferica, che svetta per circa un terzo della sua altezza verticale. Un campaniletto a vela sormonta l'unico accesso alla chiesa.
Si nota come il tiburio costituisca uno degli elementi maggiormente rappresentanti dell’edificio, essendo piuttosto pronunciato in altezza, se confrontato con le piccole dimensioni complessive della struttura.
Si tramandava oralmente l'esistenza, in aderenza alla chiesa, di un portico o di un loggiato,una sorta di cumbessias, costruito per dare riparo ai fedeli provenienti dagli altri paesi; ma della presenza dì questa struttura non si è trovata, ad oggi, alcuna conferma.

Per quanto riguarda lo spazio interno, esso è molto raccolto, colpisce per la sua semplicità e per la sua severità, accentuata dalla pressoché totale assenza di elementi decorativi, eccezion fatta per un pregevole capitello, del V sec d.C, murato vicino all’ingresso nella parete destra e riadattato ad acquasantiera; questo è del tipo composito a foglia d'acqua, a sei foglie lisce e ricurve verso l'esterno.
La evidente differenza nella tessitura muraria delle pareti delle celle, costituite da elementi di varia pezzatura, collocati in maniera più disordinata rispetto ai bracci della croce, dimostrerebbe, probabilmente, che i quattro ambienti furono ricostruiti successivamente, forse nella metà dell'Ottocento.
Più difficile è spiegare la presenza e la funzione originaria di otto frammenti di pilastrini e architravi marmorei, omogenei stilisticamente, a prima vista riferibili all’VIII secolo d.C, recuperati durante gli scavi del 1919, alcuni dalla facciata o dall'altare all'epoca demolito, altri probabilmente provenienti dalla vicina Chiesa di San Pietro, ricostruita in epoca aragonese.
Questi marmi accusano un’ascendenza nobile propria del periodo bizantino come si vede per la presenza del motivo orientale del fiore e per la forbitezza e l’eleganza con cui i diversi motivi appaiono trattati. E’ importante dire che un tempo la chiesa era dotata di una cripta; il passaggio era situato poco dietro l’altare ma è stato murato durante dei lavori di restauro.

Tra i tanti aspetti che rendono la chiesa di San Giovanni un monumento degno di essere visitato, vi è la presenza al suo interno di fonti epigrafiche che documentano l’importanza dell’edificio sin dai primordi del periodo giudicale.
Molto importanti sono due iscrizioni in lingua greca. In una di queste si parla del giudice Torgotorio o Torchitorio (sovrano di Kalari) che, secondo alcune fonti, potrebbe essere stato inumato all’interno della chiesa stessa; questa è la frase: «Signore soccorri il tuo servo Torgotorio Arconte di Sardegna e la tua serva Geti». Geti o Getite era la moglie dell’Arconte Torgotorio. Il titolo di Arconte era la carica affidata dalle autorità bizantine al governatore, un vassallo della corte di Bisanzio, al quale erano conferiti poteri supremi e grande autonomia.
La seconda iscrizione recita : «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, io Nisbella figlia di Ocote ho costruito il tempio dei Vescovi ed Apostoli Pietro e Paolo, di Giovanni Battista e della Vergine Martire Barbara perché con l’aiuto della loro preghiera il Signore Dio mi conceda il perdono per i miei peccati». Questa iscrizione era incisa su un architrave marmoreo che nel IX secolo costituiva il gradino d’ingresso della vicina chiesa parrocchiale S. Pietro ed è per questo che essa appare profondamente levigata. Secondo alcuni storiografi si tratterebbe di un elemento architettonico proveniente da una chiesa più antica.
Torgotorio arconte e Nispella, sono attestati fra la metà del X secolo e la metà dell'XI secolo e rappresentarono le massime autorità in Sardegna nel momento di passaggio tra l'età bizantina e quella giudicale.

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