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Chiesa di Sant'Andrea

La piccola chiesetta dedicata all’apostolo Sant’Andrea si trova ad Assemini (CA), situata alla fine della via Sardegna a pochi metri dalla S.S. 130, essa è la testimonianza dell’antica vocazione alla pesca degli asseminesi. Un tempo chiesa campestre, oggi si presenta pienamente acclusa dall’espansione edilizia cittadina.

I primi cenni storici sono attestati in un documento della Diocesi di Cagliari del 13 maggio 1644. Dal documento del Provisor General e Giudice delle Cause Pie, si evince lo stato dei lavori sulla chiese del glorioso santo pescatore. Si fa riferimento a un certo Giuannotu Orrù, che per testamento della moglie Giuanangela Murtinu, ne dirige i lavori e chiede una dilazione di ulteriori sei mesi per completare l’opera poiché si trova in stato di povertà. Da un altro documento del 1669 sappiamo che la chiesa fu completata.Il culto venne poi sospeso nel 1967. La chiesa abbandonata corse il pericolo di crollo, ma nel 1984 il Comune stanziò un finanziamento al fine di ristrutturarla. Da quel momento si riprese a celebrare la festa del Santo la terza domenica di settembre, con grande partecipazione di fedeli.

Dal punto di vista architettonico, l’edificio si presenta in forme modeste tipiche delle chiese campestri ma non priva di curiosi particolari. In epoca più recente è stata costruita sul lato sinistro una piccola aula sagrestia con un ingresso e una finestrella sul retro. Qui sono stati accantonati vari blocchi di pietra che costituivano il campanile crollato, tra questi ve n’è uno con inciso il simbolo della zampa di gallina, per alcuni legato ai templari, o a costruttori aragonesi. Il soffitto è ligneo a doppio spiovente mentre il pavimento è in cotto rifatto durante gli ultimi restauri, più recente rispetto a quello della sagrestia laterale. Sul fronte della chiesa si trova il portale d’accesso ad arco con centina scanalata, che mostra tracce di diversi colori di pitture; due blocchi monolitici posti verticalmente costituiscono i piedritti e sono ascrivibili almeno all’età bizantina. Sopra il portale poggia ciò che sembra un basamento di colonna in pietra arenaria chiara, posta perpendicolarmente rispetto al muro, dove vi è una scritta scolpita in bassorilievo non decifrata in caratteri medievali ed una croce di Sant'Andrea. Sulla sommità della facciata a capanna si trova una croce metallica inserita tra i pilastrini residui del campanile a vela, crollato a causa del vento nel settembre del 1998. La campana recuperata reca il nome dell’autore e la data di fusione. L’ingresso alla chiesa è protetto da una “lolla”, tipico porticato degli edifici rurali campidanesi, sorretta da cinque colonne in stile neoclassico di recente fattura. I muri perimetrali mostrano i segni dei vari rimaneggiamenti, che corrisponderebbero alle varie fasi costruttive della chiesetta. Anche internamente, sezioni di muro più spesso (la parte più originale) si alternano con porzioni murarie di sezioni più esili. All’esterno è possibile notare come le fila murarie composte da pietrame di grossa pezzatura si interrompano inglobano altri blocchi squadrati, o addirittura il frammento di un colonna, visibile su retro della chiesa.

Di rilievo anche il contesto in cui la chiesa è inserita. Un’importante area archeologica che ha restituito cospicui resti di ceramica, venuti alla luce anche durante lavori stradali e posa delle tubazioni della rete fognaria, compiuti a metà degli anni ’80. A testimonianza della frequentazione umana a partire nel periodo prenuragico (cultura di Ozieri) e di tutte le epoche successive fino al medievo, sono state rinvenute ceramiche e altri manufatti, come pestelli, maccine ed asce in pietra.

Sempre nei pressi di S. Andrea sono state rinvenute tre pietre miliari, due con iscrizioni che la rendono databile al 106-114 d.C. Una di queste reca l’iscrizione “Provincia Sardinie Procuratore Suo” e già inclusa nel Corpus Incriptionum Latinorum (C.I.L., X, n.8004).  Essa riporta anche il nome dell’imperatore Traiano sotto il quale furono fatti i restauri della strada (già presente in periodo punico) che da Karalis portava a Sulki, seguendo il corso del Cixerri. Questi manufatti sono conservati senza alcuna logica nel cortile del complesso scolastico di via Porto Torres, nella totale incuria e senza alcuna tutela o indicazione, un altro frammento di colonna è conservato nel cortile interno della chiesa del Carmine.

Sempre in località Sant’Andrea, precisamente in via Londra, sorge una zona in cui sono presenti capanne nuragiche e pre-nuragiche, come attestano i resti rinvenuti durante recenti scavi. Nell’area anche resti di altre costruzioni , edifici romani, pre-romani e medievali.

Ulteriori testimonianze archeologiche provengono dalle vicine località Cuccuru Macciorri e Bau S’Ulmu dove furono rinvenute 230 tombe del periodo punico. Inoltre, sacche nuragiche sono state rinvenute nella località Sa Traia e numerose tombe romane in località Pardu Nou. Ma i resti più importanti sono senz’altro quelli riscontrabili a Sa Mura dove è stato portato alla luce un cofanetto con novantatre denari imperiali in argento del I sec. d.C.

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Commenti

avatar Campidano folk
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L'edifico sorge in una zona di capanne nuragiche come attestano i resti rinvenuti durante recenti scavi. Non si conosce la data certa della sua costruzione, probabilmente fu edificata su edifici romani (o addirittura preromani)come fano intuire i massi del portone.
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