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Santuario nuragico e pozzo sacro Santa Anastasia

Il santuario nuragico di Santa Anastasia si trova all’interno del centro abitato di Sardara (VS) nei pressi dell’omonima chiesetta sorta proprio sopra il villaggio.

Il cardine del santuario è il tempio a pozzo, scoperto da Taramelli all’inizio nel 1900, realizzato con blocchi di basalto scuro e calcare, risalente al XIII- XII secolo a.C. Questo è composto da un atrio parzialmente lastricato, da un vano scala con copertura a gradoni composto da 12 scalini che conducono alla camera ipogeica circolare. Quest’ultima ha un diametro di 4 m. ed ha la copertura a tholos che raggiunge un’altezza di circa 5 m. Nel lato opposto alla scala, alla base della camera, si trova un’apertura munita di architrave dalla quale, attraverso un canale, proviene l’acqua della vicina vena sorgiva.
Della struttura esterna del pozzo si conservano alcuni filari di pietre che mostrano la tipica forma a “buco di serratura”.

Un secondo pozzo (di uso) è stato rinvenuto all’interno della chiesa nel 1913; quest’ultimo ha il diametro più ristretto ed è a sezione conica. In questo pozzo son stati ritrovati numerosi vasi del VIII secolo a.C. Durante gli scavi compiuti da Taramelli furono inoltre scoperti diversi conci lavorati con bozze mammillari a rilievo e uno avente forma di protome taurina. Questi massi apparterrebbero alla parte esterna del pozzo o ad un altro pozzo sacro che si troverebbe nei pressi della chiesa.

Negli anni Ottanta, gli scavi hanno interessato l’area circostante il tempio a pozzo portando alla luce un recinto ad andamento curvilineo all’interno del quale si individuava la presenza di diverse capanne. Queste dovevano appartenere ad un grande villaggio nuragico a carattere civile e religioso frequentato dal Bronzo Recente (XIV- X secolo a.C) alla prima età del Ferro (VIII secolo a.C).
La capanna 1, di pianta circolare, è costruita con blocchi di basalto ed ha due nicchie rettangolari ricavate nello spessore murario. Sotto il pavimento, fatto con battuto di malta di fango, si trovavano sette canalette disposte a ventaglio e coperte da lastre. Queste servivano per convogliare l’acqua proveniente dalla sorgente nel canale, di sezione ogivale, terminante nella camera del tempio a pozzo. In questa capanna fu rinvenuto, occultato presso la soglia, un contenitore in ceramica nel quale erano stati sistemati numerosi lingotti di rame di forma detta a "pelle di bue" del tipo "ox-hide".
La capanna 4 nella cui area esterna sono trovate diverse matrici di fusione in terracotta.
La capanna 5, di pianta circolare, doveva avere la parte superiore realizzata in mattoni di fango. Al suo interno è dotata di due nicchie alle pareti e di un bancone-sedile, in marna calcarea, addossato al muro. Al centro della capanna è stata rinvenuta una colonnina in arenaria che fungeva da supporto per la base di un altarino a forma di torre nuragica (quest’ultimo rinvenuto sopra il bancone). Accanto all’altarino è stato scoperto anche un bacile in arenaria.
Sul lato d’ingresso è stata individuata una fossa rettangolare scavata nel banco roccioso che fungeva da ripostiglio. L’importanza dei reperti rinvenuti fa supporre che questa capanna fosse la sala delle riunioni.
A sud ovest rispetto alla chiesa affiorano altri resti del villaggio che si estende anche sotto le abitazioni circostanti; questa parte deve essere ancora indagata.

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