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Chiesa San Serafino

La chiesa di San Serafino e il novenario di San Raffaele Arcangelo sorgono sulle pendici di un altopiano, in un’ansa del lago Omodeo, in territorio comunale di Ghilarza (OR).

L’impianto della chiesa ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli.
La struttura originaria bizantina fu edificata sopra un luogo di culto del periodo romano tardo imperiale; numerosi sono infatti gli elementi ceramici rinvenuti e riconducibili a quel periodo.
L’intitolazione della chiesa bizantina a San Serafino, santo del calendario greco, attesterebbe la presenza nella zona di monaci orientali attivi in Sardegna fin dal VI secolo.
In epoca giudicale (XIV secolo), l’edificio fu ricostruito e ampliato dietro commissione della famiglia Bas-Serra assumendo la seguente forma: un ambiente di pianta rettangolare coperto con tetto a capriate lignee e un abside semicircolare. In seguito le capriate lignee furono sostituite da arconi e la chiesa fu dotata di una piccola loggia.
La pianta attuale, risalente al XIX secolo, presenta due cappelle e l’abside inglobata nella sagrestia.
Del periodo giudicale permangono alcuni interessanti elementi decorativi esterni. Nella facciata, sopra il portale, si notano scolpiti l’albero deradicato dei giudici d’Arborea e una formella con l’Agnus Dei in cui è rappresentato l’agnello che porta una croce imbandierata sulle spalle e calca il piede sopra il demonio, che sta per terra, volgendo lo sguardo verso il serafino con le ali dispiegate. Un altro particolare della facciata sono la decorazione a foglie lobate della porta e un’apertura a forma di croce.
Sul lato sud est, si apre un arco acuto avente in basso un architrave in cui sono raffigurati in bassorilievo un serafino con figure di dignitari. Sulla sinistra sono presenti due ecclesiastici: uno barbuto con zuccotto e mantello, l’altro con un semplice mantello. Al centro si trova il serafino. Sulla destra sono invece scolpiti due personaggi di rango sociale elevato: si tratterebbe del giudice Mariano IV (padre di Eleonora d’Arborea) e della moglie Timbora di Roccabertì. Qui il giudice è raffigurato nella veste del legislatore nell’atto di porgere all’Arcangelo un grappolo d’uva (rappresentazione simbolica dei risultati ottenuti nel Guilcier dalla promulgazione della Carta Agraria). La presenza di questi personaggi farebbe pensare ad un loro interesse nei confronti della chiesa; forse furono proprio Mariano IV e la moglie a commissionarne la ricostruzione. Al di sotto dell’architrave si nota un volto umano scolpito sulla trachite rosa; mentre sopra l’architrave ritroviamo scolpito l’albero deradicato, stemma dei giudici d’Arborea.

I muristenes attorno all’edificio iniziarono ad essere costruiti verso la metà del 1600; il loro numero incrementò notevolmente lungo tutto il 1800.
Nonostante l’intitolazione originaria della chiesa a San Serafino, oggi il culto praticato è quello in onore dell’arcangelo San Raffaele. La festa si svolge il 24 ottobre.

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