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FONNI. Le due strutture ricettive restano chiuse, nessuno prende in gestione l'area
Il santuario delle incompiute
L'acquedotto nuragico di “Gremanu” è abbandonato

Di PIERA SERUSI

FONNI C'è un cartello scolorito come una camicia vecchia sulla strada che da Pratobello arriva fino in Ogliastra. Nessun problema, qui ormai ciclicamente arriva soltanto lo stesso gruppo di escursionisti appassionati di archeologia; quelli che si rassegnano ai preliminari - muretti a secco da saltare, cancelli da aprire e da richiudere, cani pastore da evitare - e soprattutto sanno cosa c'è da vedere sotto la distesa di rovi, sterpi e sterco.
IL MONUMENTO Il santuario di Gremanu, col suo sistema di templi, pozzi, canalette e vasche rituali, è l'unico acquedotto nuragico finora conosciuto. Un monumento preziosissimo che si estende per sette ettari sulla schiena della valle più dolce del Gennargentu, in territorio di Fonni. Nessun recinto attorno all'area; i grossi blocchi di basalto vengono giù; le pietre levigate con lo scalpello migliaia di anni fa sono spezzate in due come ostie. Uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna - in una terra dai colori lividi come una frontiera western - è il regno dell'incuria, dell'ignoranza e dello spreco. «È l'unico sito archeologico non gestito. Mi dispiace vederlo andare in malora: non so più quante volte, nel corso degli anni, abbiamo richiamato l'amministrazione comunale di Fonni», tuona Maria Ausilia Fadda, ex direttrice del Museo archeologico di Nuoro (in pensione da gennaio). La funzionaria della Soprintendenza ha particolarmente a cuore il sito di Gremanu anche perchè è stata lei a condurre le campagne di scavi a cominciare dal 1987, nell'ambito del progetto di recupero avviato in tutta la Barbagia dal professor Giovanni Lilliu.
I TOMBAROLI C'era la storia della Sardegna, sotto terra. E i tombaroli la scoprivano con le trivelle e le ruspe. Molto è andato perso (o quantomeno sparito nel ventre molle del mercato clandestino dei reperti archeologici); tanto però è stato recuperato. Qui, nel sito risalente a 1500 anni prima di Cristo, sono stati raccolti spilloni e pugnali di bronzo; sculture votive, frammenti di collane; brocche e otri in ceramica.
LA DESOLAZIONE Un patrimonio straordinario se si tiene conto che, in questa valle del Gennargentu, il sito di Gremanu è praticamente attiguo a quello di Madau. Nello spazio di poco meno di dieci ettari ci sono l'unico acquedotto nuragico, un villaggio e le tombe dei giganti. Potrebbe essere un tour dentro la storia e invece è un viaggio nella desolazione. «Un peccato, anche perché - sottolinea Maria Ausilia Fadda - basterebbe così poco per valorizzare l'area affidandola a una società di gestione. Com'è possibile che Fonni, con un territorio così straordinario, non ci riesca?».
IL PROGETTO In Comune, la verità si dica, il pensiero fisso c'è sempre. «Stiamo lavorando per partecipare ai bandi e cercare i fondi necessari - dice il sindaco Stefano Coinu - intanto per mettere in sicurezza il sito, con sentieri e staccionata, e scongiurare il passaggio del bestiame. E poi per affidarne la gestione che costa non meno di 300 mila euro e dovrebbe impegnare sette, otto persone tutto l'anno. Il santuario nuragico è un gioiello che va valorizzato». È da almeno vent'anni che l'area di Gremanu-Madau è finita nel frullatore dei progetti Pia, Legge 37, piani di sviluppo. Il risultato? Due incompiute dai nomi altisonanti: da una parte un Centro servizi costruito dal Comune di Fonni con l'intenzione di affidarlo a una società giovanile; dall'altra un Centro ambientale costruito dalla Cooperativa Rinascita di Orgosolo (sul terreno acquistato dal proprietario fonnese) che sognava di farne un punto di accoglienza per gli escursionisti.
TERRA DI FANTASMI Sembrava dovesse arrivarci il mondo, a Gremanu, e invece ci sono rimasti solo i fantasmi.
Nessuna coop di giovani si è fatta avanti per gestire il monumento nuragico. E intanto il progetto della Rinascita di Orgosolo - itinerari turistici sul Gennargentu e sul Supramonte, 140 chilometri di sentiero da tracciare in collaborazione con associazioni di Oliena e Dorgali - non ha trovato uno sbocco. Così il Centro servizi, ultimato da anni, non è mai stato aperto. E il Centro ambientale, lavori conclusi nel 2007, è un ricovero per gli animali.

da L'Unione Sarda, 25/03/2012

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