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TUVIXEDDU? UN GIARDINO DI MILANO 2
Ma è il parco di Tuvixeddu o sono i giardini di Milano 2?

di GIORGIO TODDE

Per un giorno, durante l’iniziativa promossa dal Fai, si è potuto immaginare cosa accadrebbe se si lasciasse campo libero alla speculazione edilizia.
Domandavano che un'area cimiteriale unica al mondo mantenesse il suo spirito e il suo aspetto. Il progetto del Parco era un "dono" dell'impresa al Comune di Cagliari. Ma il dono consisteva nel progetto e non nella sua realizzazione. Così le fioriere che intercettano tombe - approvate dalla Sovrintendenza archeologica che stilò perfino un appello entusiasta a favore del progetto - le strade raddoppiate e gli orpelli raccapriccianti del parco hanno avuto un costo, sulle spalle pubbliche, di milioni di euro. Oggi per quelle fioriere e per la realizzazione del Parco archeologico c'è un processo in corso. Giudici e pubblici ministeri manichei? Colpisce la spaccatura tra l'impressione delle migliaia di visitatori di domenica, scossi dalla volgarità del parco e la visione compromissoria del Presidente della Commissione urbanistica.
La posizione minoritaria di quest'ultimo diverge anche da quella del Sindaco, il quale dev'essere un mistico manicheo anche lui, come noi, se ha dichiarato che la necropoli non può divenire un qualunque parco urbano. I visitatori si sono stupefatti per le colossali fioriere mesopotamiche sopra le tombe, per il grossolano snaturamento dei luoghi, per la pacchiana affettazione del tutto. Insomma chi ha visto Tuvixeddu ha capito che i progettisti hanno scandalosamente disegnato il parco in modo da armonizzarlo con le future palazzine mai costruite. Le tombe considerate, si vede, un ornamento del progetto. La pretesa arrogante di voler adeguare la necropoli al Parco e non il Parco alla necropoli. Boria e superbia trasudano da quel progetto di cui ci vergogniamo come abitanti della città che riceve da quest'opera un irrimediabile danno di sostanza e di immagine. Chi volesse farsi un'idea di progetto ideale per un sito sacro dovrebbe visitare l'area fatata di Montessu. Là, Enrico Atzeni, allievo di Giovanni Lilliu, e i suoi frugali progettisti hanno mostrato quale rispetto si debba ai luoghi dove si manifesta il soprannaturale. Là non si vede il progetto, c'è qualche sentiero e scalino di pietra con i passamano di legno, tocchi leggeri e spesso invisibili. Così Montessu si visita conservando l'impressione di luogo consacrato, di intatto e di meraviglia per il sovrumano espresso da quel luogo. E a Tuvixeddu? Be', a Tuvixeddu si soffre alla vista delle cupe torri dette "I fenicotteri", dello squallido retro dei palazzacci di viale Sant'Avendrace, delle tozze fioriere assire, delle costruzioni sbilenche dentro il parco, dello scheletro di biglietteria di cemento armato, degli impianti di urbanizzazione che hanno devastato grandi aree del colle. Un groviglio di brutture.
Poi, smarrite e confuse, si vedono le sepolture e la scabra bellezza dei luoghi. I mistici e manichei devono essere, per fortuna, numerosi in questa città se in tanti si sono turbati e perfino indignati per l'impressione di giardinetto di Milano 2 che oggi si ricava da Tuvixeddu. Forse la città prende coscienza di sé, della necessità di un grande disegno che ruoti intorno alla necessità del "non fare" e del "fare" solo quello che è necessario ai nostri bisogni reali.

da La Nuova Sardegna, 30/03/2012

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