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TUVIXEDDU CLAMOROSE RIVELAZIONI
«Le fioriere del parco costruite sopra 26 tombe puniche»

di Mauro Lissia

CAGLIARI Sono ventisei le tombe puniche sparite sotto le ormai famigerate fioriere di pietre e cemento usate dall’amministrazione Floris per delimitare il parco archeologico pubblico di Tuvixeddu. A fare i conti davanti ai giudici del tribunale è stato Fabrizio Madeddu, il commissario del Nucleo investigativo del Corpo Forestale che ha ricostruito per la Procura il travagliato periodo in cui il comune provava a trasformare il sito archeologico più importante della città in un giardinetto d’appoggio al nascente quartiere di Nuova Iniziative Coimpresa. Il racconto di Madeddu, chiamato a testimoniare dal pm Daniele Caria, è stato impressionante: i muraglioni sono stati collocati deliberatamente sulle sepolture, in alcuni casi - ha riferito l’investigatore - le tracce delle tombe sono apparse chiarissime agli operatori del cantiere e non sono state scavate. Stupefacente la documentazione fotografica, del tutto inedita, che Madeddu ha prodotto in tribunale e che nei prossimi giorni sarà distribuita anche alla difesa: illustra i lavori di demolizione, in corso in questi giorni, dei cosiddetti monoliti di cemento, i contrafforti delle muraglie, la cui costruzione è stata contestata dal pm perché difforme dal progetto esecutivo approvato. Si vedono grossi frammenti di calcestruzzo e di cemento, pietre di grandi dimensioni, come se a finire sotto la benna del bulldozer fosse stato un fortino militare. C’è da chiedersi - e alcuni degli imputati dovranno spiegarlo ai giudici - perché si sia scelto di usare materiali così pesanti e invasivi in un sito delicatissimo, dove la Sovrintendenza archeologica avrebbe dovuto vigilare minuto per minuto. Invece tutto è avvenuto senza conseguenze immediate: tombe sepolte e quintali di cemento riversati su una necropoli preziosa, un intervento di distruzione che soltanto la Procura attraverso il Corpo Forestale è riuscita a fermare dopo gli allarmi lanciati dalle associazioni. La testimonianza di Madeddu, fondata su documenti e immagini, ha coperto l’intera udienza di ieri mattina e andrà avanti anche la prossima, fissata dal presidente Mauro Grandesso per il 16 luglio. Madeddu sarà poi controesaminato dai difensori. La vicenda è nota e ruota attorno alla grande necropoli punico-romana di Cagliari: per la realizzazione di muraglioni difformi dal progetto attorno all'area sepolcrale di Tuvixeddu - dove il Comune era impegnato nel 2008 ad allestire un parco pubblico - e per la costruzione di un complesso edilizio su viale Sant'Avendrace a ridosso delle tombe puniche sono imputati di falso l'archeologa che doveva vigilare sui lavori Donatella Salvi, il dirigente per l'area gestione del territorio Paolo Zoccheddu, l'ingegnere del servizio pianificazione del territorio Giancarlo Manis, il direttore dei lavori Fabio Angius e il costruttore Raimondo Cocco. Santoni è finito davanti al giudice, accusato di abuso d'ufficio e falso, per la vicenda dei vincoli per notevole interesse pubblico che la giunta Soru aveva imposto sull'area del colle: il sovrintendente, che faceva parte di diritto della commissione regionale per il paesaggio, avrebbe attestato falsamente nella seduta del 21 febbraio 2007 che tutte le sepolture scoperte dopo il 1997 si trovavano all'interno dell'area vincolata. Santoni fu il solo a votare contro la nuova tutela che Soru intendeva imporre su Tuvixeddu coi vincoli per notevole interesse pubblico nonostante la figlia Valeria fosse stata assunta dalla Nuova Iniziative Coimpresa, titolare del progetto. Santoni è poi accusato insieme alla collega Salvi di aver autorizzato la costruzione di alcuni edifici su viale Sant'Avendrace, quelli dell'impresa Cocco, nonostante il progetto oscurasse la visibilità e la conservazione di una parte della necropoli. La Salvi con Cocco e Angius sono accusati anche di aver omesso provvedimenti per impedire la costruzione di opere abusive. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Benedetto Ballero, Massimiliano Ravenna, Pierluigi Concas, Massimo Delogu e Michele Loy.

da La Nuova Sardegna, 15/05/2012

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Ultimo aggiornamento Martedì 15 Maggio 2012 16:08  

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