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SCOPERTA ARCHEOLOGICA
Un’ancora di 4mila anni fa riaffiora nel mare di Bosa

di ALESSANDRO FARINA

ALGHERO Sembrava una semplice pietra, si è rivelata un reperto di grande valore storico e archeologico. Sabato scorso, nelle acque di Bosa, la Sezione operativa navale della guardia di finanza di Alghero, con l’ausilio dei colleghi subacquei di Cagliari, ha riportato alla luce una preziosa ancora litica a gravità del peso di circa 50 chilogrammi, risalente a quattromila anni fa, quando i naviganti cominciavano a industriarsi per conferire all’ancora di pietra una forma appropriata con l’aggiunta di elementi, per lo più di legno, capaci di esercitare una certa presa sul fondale. Le Fiamme gialle, coordinate dal tenente Francesco Sancineto, hanno immediatamente raggiunto il punto esatto segnalato in precedenza da Salvatore Lugas, titolare del «Diving Malesh» di Bosa, che aveva notato per caso l’antico manufatto.
Così, attraverso l’impiego di motovedette e di sub esperti, è stata attivata dapprima una ricognizione del fondo marino e successivamente i finanzieri hanno portato a termine il recupero. Il prezioso reperto storico è stato presto mostrato ai responsabili della Sovrintendenza archeologica di Sassari per le ulteriori verifiche relative all’esatta individuazione del periodo storico. E presto – o almeno appena verrà inaugurato – l’oggetto sarà esposto nel museo archeologico di Bosa.
Si tratta di lastre dalle forme geometriche, per lo più trapezoidali, con tre fori. «Un foro praticato in alto – spiega Gabriella Gasperetti, della Soprintendenza ai Beni archelogici di Sassari – serviva per assicure l’ancora alle navi con delle cime di fibra vegetale o animale, negli altri due fori, posti nella parte inferiore, si collocavano le marre di legno che avevano la funzione di mordere il fondo marino». Rimasero in uso sino al VII e VI secolo avanti Cristo, quando furono sostituite con le ancore a ceppo litico. I più antichi esemplari sono stati rinvenuti a Cipro e a Creta. «Sono stato per molti anni nei carabinieri subacquei – racconta Lugas – e ho partecipato a numerosi ritrovamenti. Appena ho avvistato quell’oggetto ho capito che poteva essere importante».

da La Nuova Sardegna, 17/05/2012

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Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Maggio 2012 15:27  

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