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Conferma per la teoria del santuario “internazionale”
Il bronzetto dei record Un “sacerdote egizio” ritrovato a Santa Giusta

di Caterina Cossu

È il più grande tra i circa seicento bronzetti nuragici della prima Età del ferro mai trovati in tutta l'Isola, con una lunghezza di ben 17 centimetri. Ma non è l'unica caratteristica che rende il ritrovamento straordinario. Si tratta, infatti, con molta probabilità di un deposito votivo, un pezzo forse di una più ampia scultura rappresentante una vera e propria scena di celebrazioni. La figura è quella di un sacerdote, seduto e con in mano una foglia tenuta a mo' di ventaglio, che indossa veste e acconciatura riconducibili al mondo egizio.
La descrizione del bronzetto è stata affidata ieri all'esperto Paolo Bernardini e si tratta della prima prova della teoria che l'archeologo oristanese Raimondo Zucca avanzò già negli anni '90. Tra il nono e l'ottavo secolo avanti Cristo le civiltà del Mediterraneo orientale (fenici, assiri, ciprioti, comunemente detti levantini) entrarono in contatto con l'antica Santa Giusta, la città di Othoca. Scambi commerciali e religiosi, che facevano del centro sardo un importante approdo per la presenza di un presunto ma ormai probabile santuario nuragico frequentato da tutti i popoli del Mediterraneo, un grande tempio a pozzo (nell'ipotesi più accreditata) oggi forse ancora rinvenibile nelle fondamenta del Ponte Romano dove l'equipe conduce gli scavi. È stato con l'orgoglio più grande che ieri mattina il sindaco di Santa Giusta Angelo Pinna ha presentato, insieme alla direttrice scientifica della Soprintendenza per i beni archeologici Eminia Usai, il bronzetto trovato lo scorso primo di giugno proprio da un concittadino, Mauro Patruno. Il progetto è Archeo3, finanziato dall'assessorato regionale alla Sanità e assistenza sociale, che vede impegnati, assieme agli archeologi, i detenuti della Casa circondariale di Oristano. «È un format di reinserimento che va avanti ormai con successo da sette anni - ha spiegato il direttore del carcere Pierluigi Farci - e che ha coinvolto ben 22 persone in scavi archeologici nei territori di Fordongianus, Masullas e Norbello, oltre che Santa Giusta». Insieme ai detenuti, il Comune ha inserito 7 giovani cittadini inoccupati. Per Zucca si tratta di un progetto «da un valore molto più grande dal punto di vista sociale che culturale» e, come ha sottolineato la direttrice dello scavo lagunare, l'archeologa specializzanda dell'Università di Sassari Alice Meloni, «è la maniera migliore per condurre uno scavo archeologico, coinvolgere la popolazione per stimolarla alla tutela dei propri beni culturali». Data l'importanza del ritrovamento, ora la priorità per il Comune di Santa Giusta è quella di non farsi soffiare il bronzetto dal museo di Cagliari. «Faremo il possibile perché ciò non accada, avvieremo un restauro in tempi brevi e ci batteremo per l'accelerazione dei tempi sui progetto di musealizzazione di tutti gli scavi del territorio di Santa Giusta», ha assicurato la Usai. Un punto che ha trovato perfettamente d'accordo l'assessore comunale alla Cultura, Salvatore Melis: «Santa Giusta ha un immenso patrimonio archeologico che va tutelato e valorizzato, il progetto di aprire al più presto un polo museale è una delle priorità di questa amministrazione affinché anche reperti ora esposti altrove possano essere ammirati nel loro contesto originario».

da L'Unione Sarda, 20/06/2012

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