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Tomba dei giganti Iscrallotze

La tomba dei giganti di Iscrallotze si trova in territorio comunale di Aidomaggiore (OR), lungo la strada provinciale n.66 che collega i paesi di Sedilo e Borore.

La sepoltura, orientata a sud est, è situata sul margine di un pianoro ad un’altitudine di 314 m. sul livello del mare.
Il monumento raggiunge la lunghezza (dall’abside alla corda dell’esedra) di 26,55 m.; dimensione notevole per una tomba dei giganti, alla quale sono accostabili, come grandezza, poche altre sepolture (Li Longhi di Arzachena, Su Monte ‘e s’Abe di Olbia, Goronna di Paulilatino, San Cosimo di Gonnosfanadiga).
Essa è costruita con tecnica mista ad ortostati e filari e in origine presentava, al centro dell’esedra, un’imponente stele centinata costituita da due lastre sovrapposte. Purtroppo questa si presenta spaccata in sei frammenti sparsi nell’area attigua alla tomba.
Dallo studio delle parti della stele si ipotizza che essa fosse alta all’incirca 4 m. e larga circa 2 m. Inoltre, nei frammenti appartenenti alla lunetta superiore, si nota la presenza di tre solchi forse atti ad accogliere tre piccoli betili (uno dei quali rinvenuto durante gli scavi).
La parte restante dell’esedra consta di sei massi nell’ala destra e dodici in quella sinistra.
Il corridoio funerario, lungo 7,30 m. doveva avere la copertura a filari aggettanti; quest’ultima si mostra ancora integra nella parte finale del vano coperto da due lastroni. Un terzo lastrone si trova spostato sulla sinistra del corridoio ed è diviso in tre parti. All’ingresso della camera, nella parete destra, si trova una nicchietta scavata su di una grande lastra. La struttura muraria della camera è composta da almeno quattro paramenti (esterno, interno e due intermedi) le cui intercapedini sono riempite da numerose zeppe.

All’interno della tomba sono stati rinvenuti due reperti importanti: un frammento di spada votiva in bronzo e alcune parti di una collana di vetro blu.

Secondo i racconti della gente del luogo, fino agli anni ’70, la tomba era pressoché integra; successivamente la copertura e la stele subirono numerosi danni forse a causa dell’esplosione di mine impiegate per la costruzione della strada provinciale n.66.

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