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SAN VERO MILIS. A Serra is Araus una necropoli con domus de janas sarà aperta ai visitatori

Il parco archeologico delle Evaristiane

È uno dei primi esempi di parco archeologico in Sardegna con una caratteristica singolare: Soprintendenza e Comune, da un lato, proprietari del terreno, dall'altro, lavorano fianco a fianco per un unico obiettivo, quello di valorizzare un tesoro storico e culturale e metterlo a disposizione dei visitatori. Il sito Serra is Araus è noto da decenni per il ritrovamento e lo scavo della necropoli a grotticelle artificiali; sono state ritrovate dodici domus de janas.
LA NECROPOLI L'area archeologica, a poche centinaia di metri della strada provinciale che collega la Statale 292 a Putzu Idu, è stata inserita, per la sua importanza, in un progetto di valorizzazione che ha visto l'interessante esperienza del rapporto tra pubblico e privato. «Il sito» spiega l'archeologo Alfonso Stiglitz, direttore del museo civico di San Vero «appartiene alla Compagnia del Sacro Cuore Evaristiane di Putzu Idu che ha messo a disposizione l'area per la sua trasformazione in parco archeologico. Il Comune di San Vero, in accordo con la Soprintendenza archeologica, ha provveduto, tramite un finanziamento europeo e fondi propri, a realizzare all'interno dell'azienda agricola la recinzione dell'area, un piccolo centro visite e un parcheggio per l'accoglienza dei visitatori. A completamento dei lavori le strutture sono in corso di consegna ai propretari, in comodato d'uso con vincolo di destinazione a parco archeologico».
L'ESPERIMENTO In questo modo i proprietari dell'area diventano i custodi del parco archeolgico e si impegnano a metterlo a disposizione dei visitatori. È in corso la formalizzazione dell'accordo e, verosimilmente, l'area si potrà visitare a partire dalla primavera prossima. Questa iniziativa apre un nuovo fronte e un'opportunità interessante: non più vincoli ma prospettive per i privati che decidono di mettere a disposizione i loro terreni, collaborando con la Soprintendenza. «Si tratta, infatti, di un esperimento originale di gestione» dice ancora Stiglitz, «che mette insieme i produttori agricoli con il Comune e con lo Stato, che a sua volta garantisce la tutela dei luoghi archeologici. Tutto questo a fronte degli attuali problemi di conservazione e di fruizione dei beni culturali in Sardegna». L'area appare come una sorta di isola nella campagna circostante, attorniata da aree paludose.
LE DOMUS DE JANAS «Gli scavi archeologici condotti negli anni Cinquanta dal professor Enrico Atzeni» va avanti l'archeologo, «hanno portato all'individuazione di una dozzina di ipogei monocellulari con ingresso a pozzetto. Gli elementi rinvenuti in quello scavo sottolineano l'importanza della necropoli perché per la prima volta venne identificata la corretta sequenza culturale delle fasi del neolitico recente e dei tempi dell'Età del Rame e del Bronzo in Sardegna.
In età nuragica l'area venne rioccupata con l'edificazione sulla cima della collina di una costruzione megalitica, verosimilmente un nuraghe».
L'iniziativa verrà presentata domani alle 19 a Mandriola nel corso di una conferenza ospitata nei locali della biblioteca convegno.

(P. M. )

da L'Unione Sarda, 24/08/2012

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Ultimo aggiornamento Sabato 25 Agosto 2012 10:46  

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