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Intorno a Bisarcio riemergono i resti del borgo medievale
Si è conclusa ieri la prima fase di uno stage archeologico che ha coinvolto dottorandi e studiosi da tutto il mondo

di Barbara Mastino

OZIERI È terminata ieri la prima fase dello stage di Open Archaeology che per un mese ha coinvolto trentacinque tra archeologi, dottorandi e studenti di atenei di tutto il mondo in una ricerca nel villaggio medievale vicino alla Basilica di Sant’Antioco di Bisarcio. Lo stage, guidato dall’ordinario di Archeologia dell’università di Sassari professor Marco Milanese, è stato promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Ozieri, dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e dall’Ateneo sassarese con una duplice finalità: fornire agli studiosi un’opportunità di ricerca sul campo e aprire delle prospettive di valorizzazione del sito, nel quale già si pensa di creare un “parco archeologico”. Obiettivo primario dello stage, come a suo tempo spiegato dal professor Milanese, è stato verificare la potenzialità del borgo per «consegnare al Comune e alla Soprintendenza uno strumento conoscitivo per la promozione dell’area e per la sua protezione, in modo da evitare possibili impatti distruttivi». Ciò attraverso «un progetto ampio, che ha una ricca agenda di domande e vede in modo nitido la valorizzazione del sito e la sua trasformazione, in tempi rapidi, in risorsa turistica». Il villaggio di Bisarcio, pur non sconosciuto, era sino a poco tempo fa lontano dagli sguardi della comunità scientifica. Lo studio ha quindi avuto come primo obiettivo la sua mappatura, effettuata sia tramite l’osservazione a terra sia attraverso l’utilizzo di un Drone Octocopter digitale per il rilevamento aereo. Grazie a queste osservazioni si è potuto rinvenire le tracce dell’insediamento e individuare circa 120 edifici. «È stata realizzata una planimetria - ha spiegato Milanese - per comprendere la pianificazione urbanistica, le strade, le schiere di edifici, gli spazi privati o pubblici, la chiesa, il probabile cimitero, il rapporto con l’area episcopale: un risultato che in genere si ottiene dopo molti anni di scavi. Da qui si è iniziato a datare i vari livelli del villaggio e delle sue trasformazioni nel tempo». Una ricerca di grande interesse, quindi, che qualche tempo fa era stata anche oggetto di un convegno-dibattito da titolo “Quali prospettive per le Nuove generazioni?” promosso dal Rotary Club Ozieri, uno dei principali sostenitori dello stage con gli sponsor Monte Acuto Marathon, Punto Bar, Pizzeria Trecy, Ccn Ozieri in Centro, Panificio Sanguinetti. Nell’occasione si erano illustrate le prime risultanze della ricerca e si era presentato il progetto ai diversi giovani presenti - tra cui gli studenti Margherita Canu del liceo classico, Andrea Tedde del liceo scientifico e Dennis Sanna dell’Istituto tecnico e agrario ai quali nell’occasione è stata consegnata una borsa di studio da 500 euro offerta dalle famiglie dei soci defunti Maria Madau e Nino Calvia Barrrocu e dal Club. Il pubblico ha poi potuto ascoltare le testimonianze del professor Milanese e di alcuni dei partecipanti allo scavo. Tra questi il giovane archeologo giapponese Toshiaki Egawa, giunto in Sardegna grazie a una borsa di studio del Rotary di Fukuoka Ovest. «Un esempio dell’impegno in favore della valorizzazione dei giovani che caratterizza l’azione del Rotary a livello internazionale», ha commentato il presidente del club Ozierese Fiorenzo Saturno.

da La Nuova Sardegna, 11/10/2012

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