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Importante scoperta dagli scavi di Su Carroppu

Il Sulcis era abitato fin dal Mesolitico: ora c’è la prova certa

Andrea Scano

Brutta notizia per gli editori dei libri di storia: il capitolo dedicato alla preistoria sarda (e sulcitana) deve essere aggiornato. Diciamo di circa tremila anni. Nel senso che va retrodatata al 9.000 avanti Cristo la frequentazione dell’uomo nel riparo sottoroccia di Su Carroppu, Sirri, località agropastorale nelle campagne di Carbonia.
Una frequentazione sporadica, sì, ma ripetitiva al punto che uno di questi primi abitatori dell’Isola nel riparo è stato sepolto. E le sue ossa, sottoposte all’esame del radiocarbonio, hanno inesorabilmente spostato indietro le lancette della preistoria permettendo di asserire che la presenza dell’uomo in Sardegna risale certamente al Mesolitico, ovvero un periodo ben anteriore al Neolitico antico. E se prima a questa conclusione si giungeva tramite prove indirette, da Su Carroppu è arrivata la prova diretta, evidente, scientifica. A fornirla è stato l’archeologo Carlo Lugliè (ricercatore di Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari, dirigente del laboratorio di Antichità sarde e Paletnologia) al termine della terza annualità di scavi (2010-15) nella grotta di Sirri. Lo studioso, che dirige appunto le nuove indagini nel riparo sottoroccia già esaminato da altre èquipe nel 1969 e nel 1978, ha esposto venerdì a Carbonia, nella prima di una serie di conferenza sull’archeologia organizzate dal Comune, le ultime straordinarie novità emerse dal sito e dalle analisi dei reperti.
Novità affascinanti che, inevitabilmente, danno vita a mille altri interrogativi sulle prime fasi della frequentazione umana nell’Isola. «È chiaro - ha sottolineato - che sinora si era sempre saputo, ma grazie a prove non dirette, che andavano attestate al Mesolitico le prime manifestazioni umane in Sardegna, ma sino ad oggi non ci era mai capitato, come a Su Carroppu, di trovare un sito con una sepoltura in grado di restituire una datazione evidente ».
Tra i reperti rinvenuti di recente dopo un’ulteriore, complicata, attività di scavo, anche ossa umane. Ad esempio un frammento di tibia. L’analisi al radiocarbonio ha permesso di considerare un fatto che l’uomo si aggirasse innanzitutto nel Sulcis, e quindi anche nel resto dell’Isola, 9000 anni prima dell’avvento di Cristo. Un frammento della lunga (o breve, secondo i punti di vista) storia dell’uomo chiamato Mesolitico. «Certo, il vero e proprio popolamento si ha dal Neolitico - avverte Carlo Lugliè - ma al Mesolitico di Su Carroppu attribuiamo anche un osso di uccello ora estinto, un Otis Tarda e altri manufatti e materiali litici». E posto che la presenza nel Mesolitico era sporadica, ma ripetitiva, ovvio domandarsi da dove venissero questi lontanissimi antenati approdati nel cuore di una terra chiamata poi Sulcis. «L’ipotesi - asserisce l’archeologo - è che giungessero dall’Africa o dalla penisola italiana, d’altronde erano in grado spostarsi per mare con grande capacità di orientamento e possedevano già una lunga tradizione di carpenteria navale».
Gli studi a Su Carroppu (favoriti da Geoparco, Comune, Regine e Università di Cagliari) proseguiranno «perché il sito - ammette Lugliè - rivela enormi potenzialità».
Che il Comune, anticipa l’assessore comunale alla Cultura Loriana Pitzalis, «intende cogliere a costo di fare enormi sacrifici per preservare un’area così preziosa a livello
regionale».

da L'Unione sarda 02/12/2012

Commenti

«è ovvio domandarsi da dove venissero quegli antenati […] L’ipotesi - asserisce l’archeologo - è che giungessero dall’Africa o dalla penisola italiana, d’altronde erano in grado di spostarsi per mare con grande capacità di orientamento e possedevano già una lunga tradizione di carpenteria navale»"! (di nascosto chiediamo al Lugliè da dove ha appreso la notizia “erano in grado di spostarsi per mare con grande capacità di orientamento e possedevano già una lunga tradizione di carpenteria navale”).
E bravo il nostro ricercatore di preistoria e protostoria!
Per lui non hanno alcun valore, le datazioni di Grotta Corbeddu, fornite dalla migliore squadra di scienziati che abbia mai calcato un contesto archeologico sardo, guidata da Paul Yves Sondaar, che ha stabilito ormai 25 anni fa, sulla base della datazione del segmento prossimale di una prima falange umana, essere ivi presente l’uomo (almeno) da circa 22.000 anni prima d’ora!
Per non parlare delle industrie litiche dell’Anglona, datate, la prima 650.000 anni fa e, la seconda 200.000 anni fa; per non parlare delle industrie litiche dell’area di Ottana anch’esse (pare) databili al Pleistocene medio inferiore (650.000 anni fa); per non parlare della falange di Grotta Nurighe (Sergio Ginesu e J.M Cordy), anch’essa datata prima di 100.000 anni fa.
Ma, guarda caso, caro Lugliè, persino le ossidiane del Riparo Mochi e Arma dello Stefanin, in Liguria, ove sono state trovate ossidiane portate dai Sadiani, e datate entrambe circa 12.000 anni fa, proprio a lei, che voci di corridoio conferiscono il titolo di specialista sardo del comparto, non dicono nulla!
Con grande dispiacere affermiamo che: solo per lei, ormai, nell’anno 2012 d.C., i Sardi, abitatori di un isola in mezzo al mare, non potevano saper navigare! Si ricordi, che 850.000 anni fa l’Homo herectus (si figuri!) attraversava il tratto di mare fra Bali e Lombock, ancora oggi considerato fra i più pericolosi al mondo! Si figuri che 60.000 anni fa, l’Homo sapiens sapiens (esattamente come lei) attraversava di già il Mare di Timor per recarsi quotidianamente in Australia!
Soltanto per lei ormai, deve per forza, essere arrivato qualcuno da fuori, per portare qualcosa in Sardegna! Anche soltanto il suo scheletro!
mikkelj tzoroddu
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Ultimo aggiornamento Martedì 04 Dicembre 2012 11:17  

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