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I tombaroli depredano San Giovanni di Sinis

Cabras, saccheggiato il sito pieno di reperti di origine fenicio punica Era venuto alla luce recentemente dopo le forti mareggiate di febbraio

CABRAS È stato violato dai tombaroli il sito archeologico scoperto due settimane fa nella zona di San Giovanni di Sinis. Anche se la Soprintendenza è riuscita a recuperare i pezzi più importanti i ladri di reperti avrebbero manomesso la zona portando via antichissimi e pregiatissimi oggetti. Quali e di che entità per il momento è impossibile saperlo. L’unica certezza è che il sito individuato dalla Forestale era stato messo in sicurezza in attesa dell’intervento di recupero da parte agli archeologi. I reperti erano affiorati lungo la spiaggia di San Giovanni dopo le violente mareggiate che aveva colpito la costa Oristanese tra febbraio e marzo. La presenza dei tombaroli è stata documentata da alcune fotografie scattate da un appassionato. Durante un’escursione nella borgata marina ha individuato alcuni reperti, come documenta la foto di quella che sembrerebbe un’urna cineraria in terracotta. Qualche giorno dopo il reperto è sparito così come la zona attorno presentava gli inequivocabili segni di scavi effettuati probabilmente dai tombaroli. Non è certo la prima volta che questo accade: negli ultimi trent’anni la zona archeologica che racchiude la città fenicio punica di Tharros ha subito numerosissimi saccheggi. La speranza è che sia stata portata via solo l’urna visto che affiorava dalla sabbia. Il ritrovamento portato alla luce dagli agenti della squadra navale della forestale era avvenuto una domenica mattina e secondo gli esperti della Soprintendenza archeologica il materiale individuato apparterrebbe al periodo fenicio punico. Erano, infatti, affiorati un sarcofago con coperchio a sezione omega, dei coperchi e un altare funerario simile a quello conservato nel museo di Nurachi. I ranger avevano piantonato i reperti sino all’arrivo degli archeologi della Soprintendenza di Cagliari e Oristano. Era stato l’archeologo Alessandro Usai ad effettuare un accurato sopralluogo confermando l’importanza del ritrovamento. «Non è la prima volta che il mare porta alla luce le testimonianze del passato – aveva dichiarato – le mareggiate, hanno scoperto una serie di manufatti litici in prossimità della costa di San Giovanni dove sono presenti anche elementi lavorati provenienti forse dalla necropoli romana e dal suo acquedotto. Erano emersi diversi frammenti di sarcofago, risalenti al periodo fenicio-punico e i relativi coperchi a sezione omega e a sezione semicircolare, in parte rivestiti da intonaco e decori. Inoltre, parzialmente interrata, era visibile la parte superiore di un altare funerario di particolare foggia finemente lavorato. Il temporale aveva riportato alla luce anche un ampio tratto della vecchia strada romana, la litoranea occidentale. Il sito era stato poi ricoperto per evitare i saccheggi. Fortunatamente, come ha confermato l’ispettorato della Forestale, gli archeologi avevano portato in salvo i reperti più importanti.

da La Nuova Sardegna, 25/03/2013

Commenti

Possiamo solo commentare così:
- grazie mareggiate, che insieme ad anonimi contadini, facitori di strade, genieri che gettano ponti, ci mettono in condizioni di scoprire il passato, perché se aspettassimo gli archeologi, peraltro profumatamente pagati, staremmo ancora al palo del Paleolitico inferiore senza nulla sapere del nostro passato!
- si dice "il sito era stato messo in sicurezza in attesa dell’intervento di recupero da parte agli archeologi". Ora delle due, l'una: o il sito non era stato messo in sicurezza per niente, oppure gli archeologi se la sono presa troppo comada!
Attendiamo risposta! Grazie in anticipo.
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Caro mikkelj, il fatto che le scoperte avvengano molto spesso fortuitamente invece che per ricerca e studio scientifico è un discorso ampio. Ma condivido il tuo disappunto per il furto.
Come al solito i razziatori non fanno sconti neppure davanti alle fragili testimonianze del nostro passato Una risposta sarebbe più che gradita. Speriamo che la tua domanda venga letta da chi conosce la risposta. Francamente dubito che esista una risposta valida per giustificare il continuo accadimento di questi fatti davvero ignobili contro la nostra Identità e la Storia in generale. Magra consolazione resta il fatto che questi atti vengano denunciati e indagati, e, magari, che i responsabili siano trovati. In attera che queste vigliaccate siano sempre meno.
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Ma, vedi, caro Anonimo, il fatto che i delinquenti esistano, questo si che "è un discorso ampio" che tocca personalmente tutti noi uomini e donne comuni.
Tu invece vuoi sorvolare proprio sul punto che io intendevo, e intendo, stigmatizzare!
Questi archeologi, che hanno una preparazione, sulla conoscenza della Sardegna lato sensu, che non è neppure all'altezza di quella misera della quale io sono in possesso, pur acquisita nel tempo libero, hanno la pretesa di sempre parlarci dall'alto di una scranna!
Ma, secondo il mio modesto parere, non se lo possono permettere sia perché non sono in grado di studiare qualsiasi coccio disponibile, sotto la spinta della loro propria originale attrezzatura mentale, sia perché non alimentano la loro arte con la forza del loro onesto sentimento di voler (a tutti i costi) scoprire il vero, tanto che deprimono tale arte al punto da declassarla a semplice pedissequo lavoro! Infatti, le loro connessioni mentali sono obbligate a percorrere viottoli asfaltati dal sapere acquisito! Ma, pure la parabola insegna che la facile via non porta alla salvezza, in questo caso della loro coscienza professionale! Poi, la cosa che mi ha sempre lasciati di stucco, è riferita al fatto che qualsiasi disciplina, fra le tantissime percorse dall'uomo pensante, procede nel raccogliere dati, formulare ipotesi, sperimentare percorsi, acuire l'ingegno per decidere l'ambito ove dirigere la propria ricerca, stabilitone l'obiettivo, e trovare alfine (certo non sempre) il risultato. Detto semplicisticame nte, nel caso dell'archeolgo il risultato consiste nel saper individuare il punto in cui scavare con la certezza di fare centro!
Ma, caro Anonimo, questo non avviene mai! La metodologia che va sotto il nome pomposo di archeologia, non svolge mai tutta quella trafila che in qualsiasi scienza è propedeutica ad un buo risultato! Essa inizia a muoversi quando il fato, cioè la mareggiata, le offre il piatto già pronto.
Questo, almeno questo, dovrebbe indurre i cercatori di cocci ad "abbassare la cresta"!
Nel caso in questione, io al loro posto, non avrei abbandonato il sito, ma mi sarei piazzato ivi con la mia tenda, per sorvegliare si, ma soprattutto per studiare. Subito!
Ciao, mikkelj.
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