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Numerosi reperti trovati nel nuraghe Sirai testimoniano la ricca frequentazione
Nell'Isola gli etruschi eran di casa

Di ANDREA SCANO

Anche loro venivano dal mare. Conoscevano bene il Mediterraneo e sapevano spingersi sulla via dello stagno, nel nord Europa. Ma una delle tappe fisse era la Sardegna: non solo la costa orientale, ma pure gli insediamenti meridionali, come quelli fenici di Sulky e di monte Sirai o quello del Nuraghe Sirai. Contatti sistematici, legami stretti di stampo soprattutto commerciale. Perché c'è stato un periodo dell'antichità, attorno al sesto secolo avanti Cristo, che gli Etruschi nell'Isola erano quasi di casa. Lo testimoniano i reperti trovati anche nel nuraghe Sirai, «e difficilmente si trattava di oggetti portati dai fenici nei loro viaggi di rientro».
Questo spaccato di storia è emerso due sere fa a Carbonia nell'incontro con Stefano Santocchini Gerg, etruscologo dell'Università di Bologna, protagonista della conferenza “Sulle rotte degli Etruschi, le relazioni fra Etruria e Sardegna”. Sulla base delle più recenti scoperte, Santocchini Gerg ha illustrato gli intrecci tra la Sardegna e gli etruschi, il popolo di navigatori e grandi mercanti. Tracce di questi rapporti si trovano infatti in molti scavi isolani, anche fenici e tardo nuragici. Come i reperti provenienti probabilmente da Populonia e Vetulonia ritrovati nella fortezza del nuraghe di Monte Sirai di Carbonia: una cinquantina di frammenti di vasellame in bucchero (ceramica nera) e anche un bronzo, parte di un suppellettile che serviva ad attingere il vino da bere tutti insieme durante i simposi. Anche un'iscrizione trovata a Roma su placca in avorio di un mercante etrusco, con su scritto “Araz Silqetenas” (“Araz il Sulcitano”), lascia intendere che frequentassero spesso il Sulcis. «In quel periodo gli etruschi - spiega Santocchini Gerg - avevano intensificato i rapporti con i sardi, erano assidui viaggiatori e le loro rotte tagliavano il Mediterraneo settentrionale comprendendo inevitabilmente la Sardegna». Anche nelle forme artistiche gli elementi cominciano a essere comuni. «A prima vista - aggiunge l'archeologo - si direbbe inoltre che prodotti sardi vengano creati con argille provenienti dall'Etruria». Il commercio si basava sul baratto e siccome il rapporto di fiducia era essenziale per intrecciare scambi, circolavano pure tessere hospitalis, quelle che oggi potrebbero essere delle moderne carte di credito. E gli oggetti dello scambio spaziavano dai porta profumi alle coppe per il vino, dalle brocche ai set interi per bevande ed alimenti. Ma dall'Etruria arrivava anche l'allume.
Insomma, quello dei rapporti fra gli etruschi e gli abitanti del sud dell'Isola è un capitolo tutto da approfondire e che apre scenari sinora rimasti sottotraccia. Ha cercato di farlo la rassegna “Carbonia Studia” organizzata dall'assessore comunale alla Cultura Loriana Pitzalis in collaborazione con l'archeologa Carla Perra, che, tra l'altro, coordina gli scavi proprio in quel nuraghe Sirai dove sono stati ritrovati gli oggetti “made in Etruria”, realizzati sull'altra sponda del mar Tirreno.

da L'Unione Sarda, 21/04/2013

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