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Archeologia dei paesaggi, individuato un nuovo betile

di Pietro Marongiu

BONARCADO. Un betile di cui non si è mai avuta notizia potrebbe esser individuato a Serr’e Crastula, dove si trova un importante sito nuragico nel qual emergono i resti di una tomba di gigante, un nuraghe incompleto e il complesso di Escovera.

La scoperta si deve all’archeologo Giuseppe Maisola, dell’Unviersità di Sassari, autore del progetto denominato “Archeologia dei paesaggi del Montiferru meridionale e del Campidano di Milis, che propone la valorizzazione di forme di sviluppo sostenibile e delle risorse archeologiche e ambientali.

Domenica scorsa Maisola ha guidato un’escursione, alla quale hanno partecipato oltre cinquanta persone, proprio a Serr’e Crastula. Con grande soddisfazione dell’archeologo, mischiati tra altri massi accumulati vicino alla tomba del gigante, potrebbe essere stato trovato un betile di cui, appunto, non si aveva conoscenza fino ad allora.

«L’alto Montiferru – dice Giuseppe Maisola – è particolarmente ricco di emergenze archeologiche di notevole importanza. Molte delle quali mai indagate a fondo e per questo meritevoli di ricerche approfondite, come il sito nuragico di Serr’e Crastula».

Il sito, importantissimo secondo Maisola, come molti altri presenti nel Montiferru tra Seneghe, Narbolia e Milis, purtroppo versa in uno stato di totale abbandono. Chi vi arriva, magari indirizzato da qualcuno che lo ha visitato, non trova neppure un cartello con le informazioni indispensabili per capire cosa ci fosse.

«Avere un patrimonio così vasto e non riuscire a trarne possibilità di sviluppo per il territorio è mortificante – dicono gli escursionisti».

La cronica indisponibilità di fondi non consente neppure di ripulire i siti dalle erbacce e dai rovi che li stanno soffocando. Certamente la situazione determinata dal patto di stabilità non aiuta i Comuni, anche quelli più volenterosi, ma c’è anche una sostanziale indifferenza verso un patrimonio che altrove verrebbe valorizzato e costituirebbe una importante fonte economica.

Forse, come dice qualcuno, ad alimentare il disinteresse per i siti nuragici potrebbbe essere è la sindrome “dell’abbondanza” e l’abitudine a vederli.

da La Nuova Sardegna, 19/06/2013


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