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LA SCOPERTA. IL PASSATO CHE RITORNA

Othoca esce dal mito, gli scavi la rivelano sotto un parco giochi
Santa Giusta, la scuola di archeologia Nesiotikà di Oristano svela testimonianze della città portuale dell’VIII secolo a.C.

di Caterina Cossu

SANTA GIUSTA Era il 24 gennaio 1985 quando per la prima volta, in via Foscolo, un muratore riportò alla luce i primi tratti di quella che sembrava una struttura muraria arcaica. Oggi sopra quei resti è andata una colata di asfalto, ma Momo Zucca, archeologo direttore della scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Oristano, aveva annotato ogni particolare in un vecchio quadernino a righe. Era lì, la prova della città di Othoca, che aveva immaginato sin da ragazzo. Tremila anni fa Santa Giusta non esisteva. L’acqua arrivava fin dove oggi sorge la cartiera e lo stagno non esisteva, il golfo di Oristano era il limite naturale di una città portuale, centro dei traffici del Mediterraneo che aveva unito la cultura fenicia e punica con quella del popolo indigeno sardo. E tra quelle pagine degli anni Ottanta, un tratto nero di penna disegna ancora il prosieguo ideale del muro che invece adesso guarda verso il cielo estivo. Un ritrovamento a distanza di quasi 30 anni, grazie agli scavi degli archeologi della Scuola di specializzazione del Consorzio Uno, Nesiotikà. «Dal mito di Othoca oggi siamo passati alla Storia, grazie all’archeologia» ha annunciato ieri la presidente del Consorzio Uno Pupa Tarantini, nella conferenza stampa che ha ufficializzato la scoperta. Allo scavo, iniziato il 17 giugno e che si concluderà a fine mese, hanno partecipato 10 studenti, grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale e della Soprintendenza per i Beni archeologici, oltre che le Università di Cagliari e Sassari, con una concessione di ricerca archeologica ottenuta dalla Scuola dal Ministero dei Beni culturali. «Il plauso maggiore va ai giovani archeologi, non ultima Alice Meloni che ha coordinato tutto il lavoro – ha ringraziato il professore Momo Zucca, ormai considerato cittadino onorario – qui c’è un concerto, dove in tanti stiamo contribuendo e riportare alla luce un importantissimo pezzo della nostra Storia». Lo scavo mostra cinque metri di mura, una struttura in blocchi di basalto e arenaria risalente all’ottavo secolo avanti Cristo, che ha uno spessore di 60 centimetri. «Si tratta di un edificio monumentale di natura pubblica, dove abbiamo ritrovato importanti reperti che ricoprono l’arco di almeno un secolo e mezzo – ha spiegato il professor Paolo Bernardini –. Dai piatti fenici e punici alle ceramiche attiche, sono emerso soprattutto moltissime le anfore, che testimoniano la natura portuale della vita di questo centro». Tutto il resto è sepolto sotto il parco giochi comunale di Is Olionis, tra via Alfieri e via De Amiciis e per non procedere alla cieca, si effettuerà una rilevazione stratigrafica con un Georadar, strumentazione unica in tutto il mondo di proprietà dell’Università di Cagliari e che sarà applicata grazie alla scuola di Geofisica del professor Gaetano Ranieri. Bisognerà fare i conti poi con la politica, alla quale sarà infatti lasciata la decisione se decidere di rinunciare al parchetto per lasciare posto alla scoperta. Secondo il sindaco, in queste situazioni «Bisogna fare delle rinunce, come nel caso del parco, ma quel che si acquisisce ha un valore inestimabile per tutta la società».

da La Nuova Sardegna, 20/07/2013

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