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Dai resti di Antas riemerge l’immagine del Sardus Pater 

Da un deposito della Soprintendenza le terrecotte che adornavano il tempio

di Anna Sanna

L’immagine del Sardus Pater, mitico fondatore della Sardegna figlio dell’Eracle libico e padre dei sardi, compare per la prima volta nel santuario a lui dedicato, il tempio di Antas a Fluminimaggiore. Un luogo attraverso cui da millenni passa l’identità e la storia del popolo sardo. E la sua caratteristica figura di divinità con il copricapo piumato si fonde con quella di Iolao, nipote di Eracle e suo inseparabile compagno, unendo così le tradizioni greca e fenicia della fondazione dell’isola. Le decorazioni del tempio di Antas vengono fuori dalle casse in cui erano rimaste per quasi cinquant’anni, dall’epoca degli scavi diretti da Sabatino Moscati negli anni Sessanta, e rivelano novità importanti sulla storia della Sardegna e di uno dei suoi monumenti più significativi. In un’epoca, tra il II e il I secolo a.C., in cui l’isola esce dal dominio cartaginese ed entra nell’orbita di Roma. Ad analizzare questo materiale finora inedito nella sua interezza è stata Giuseppina Manca di Mores, archeologa e vicepresidente dell’Associazione nazionale archeologi (Ana), che su mandato della Soprintendenza per i beni archeologici di Cagliari ha studiato le terrecotte architettoniche che proteggevano e decoravano il tetto in legno del tempio, conservate nel magazzino della stessa Soprintendenza. Dopo gli storici scavi di Moscati fu solo Raimondo Zucca dell’Università di Sassari a pubblicare singoli pezzi, ipotizzandone una collocazione in ambito augusteo. A partire dal 2008, Giuseppina Manca Di Mores, specialista di questo tipo di materiali, ha proceduto a un lavoro di ricomposizione dei frammenti anticipando la datazione dei reperti alla tarda età repubblicana, e realizzando – in collaborazione con Jacopo Scassellati – dei disegni ricostruttivi della decorazione del tempio. Tra figure femminili e maschili alate, donne portatrici di vasi contenenti acqua, grifi, arpie e gocciolatoi a testa leonina, «quello che colpisce sul frontone del tempio è però la presenza di due figure – spiega Manca Di Mores – una identificabile con Eracle, che porta la leontè, e quella di un secondo personaggio maschile nudo, in piedi, con la testa con doppia corona di piume ricadenti sulle spalle, in cui ho proposto di riconoscere la figura di Iolao in sincretismo con Sid/Sardus Pater». Nelle fonti antiche, esistono due tradizioni sulla fondazione della Sardegna. La prima, quella fenicia, riportata da Sallustio e Pausania, dice che Sardus figlio di Makeride (l’Eracle libico ovvero il Melqart fenicio) fu eroe fondatore della Sardegna e le diede il nome. La seconda, quella greca, riportata da Diodoro Siculo e ancora da Pausania, identifica in Iolao l’eroe fondatore dell’isola e capostipite degli Iliensi. Iolao sarebbe arrivato in Sardegna alla testa dei Tespiadi nati dall’unione di Eracle con le 50 figlie del re di Tespie in Beozia, e l’eco di questo mito secondo alcuni studiosi sarebbe presente anche nelle statue di Monte Prama. Legato al Sardus fondatore è la divinità del Sardus Pater, dio eponimo dei sardi e venerato ad Antas. A lui era certamente dedicato il santuario più importante della Sardegna, come testimonia l’iscrizione posta durante il principato di Caracalla, nel III secolo d.C., quando il tempio venne ampiamente ricostruito. Un luogo di culto antichissimo dove era venerato anche il punico Sid – figlio di Melqart eTanit – probabilmente a sua volta sovrapposto a una figura paleosarda ancora più antica chiamata Babi. «Nell’iconografia che noi conosciamo, il Sardus Pater è raffigurato con una corona di piume sulla testa – continua Manca Di Mores – come nel bronzetto punico di Genoni o nelle monete romane di Azio Balbo. L’iconografia della statua sul frontone del tempio riunisce in sé le valenze di Sardus Pater-Sid insieme a Makeride-Eracle, e permette una lettura sincretistica con Iolao ed Eracle. È la prima raffigurazione direttamente legata al tempio dei racconti mitici di fondazione e colonizzazione della Sardegna in una fase antica che non è quella imperiale, ma repubblicana». La decorazione del tempio fu in parte realizzata con matrici e modelli provenienti da botteghe urbane del mondo romano della penisola: «Si tratta del primo e finora unico esempio in Sardegna di tempio romano-repubblicano con decorazione architettonica completa – precisa Manca Di Mores –. Le terrecotte appartengono tutte a un’unica fase ricostruttiva del tempio attribuibile, in via ancora preliminare, alla tarda età romano-repubblicana, tra gli ultimi decenni del II secolo e la prima metà del I secolo a.c., con sporadici elementi di sostituzione in età augustea e successiva». I fedeli che giungevano al tempio si trovavano immediatamente davanti le figure della fondazione mitica della Sardegna, ben riconoscibili e conosciute tanto dai sardi quanto dai punici, e anche dai romani che in quegli anni consolidavano la loro presenza nell’isola.

da La Nuova Sardegna, 31/07/2013

Commenti

Abbiamo il piacere di fare chiarezza su alcune affermazioni ed enumerare alcune inesattezze che sono riportate nel testo:
1- “Sardus Pater”, mitico fondatore della Sardegna figlio dell’Eracle libico e padre dei sardi:
*sarà il caso si sottolinei che tal “Sardus Pater” non è personaggio storico. E’ un personaggio della mitologia, da cui deriva l’attributo “mitico”, che non ha la moderna accezione di grande ma, appunto quella di mitologico
2- “tradizioni greca e fenicia della fondazione dell’isola”:
* non esiste e non è mai esistita una “fondazione fenicia” della fondazione (sic!) della Sardegna!
3- “tra il II e il I secolo a.C., in cui l’isola esce dal dominio cartaginese”:
*non è mai esistito un dominio cartaginese in Sardegna! Solo gli ingenui possono ancora credere una simile enormità! Ed in ogni caso, la storia ufficiale (quella errata che abbiamo sui libri) decide essere il terzo quarto del IV secolo a. C., il momento dell’arrivo dei Romani!
mikkelj tzoroddu
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errata corrige:
da “terzo quarto del IV secolo a.C.” in “terzo quarto del III secolo a.C.”
grazie, mikkelj.
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