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MACOMER. Nuovamente accessibile la torre preistorica su base triangolare

Un nuraghe da riscoprire

Una coop agricola valorizza l'antico monumento

Di FRANCESCO OGGIANU

MACOMER Il protonuraghe Mene, reso fruibile nei giorni scorsi, diventa il simbolo di una cooperativa agricola che sotto il nome di Chilometri Zero , costituitasi appena un mese fa, coinvolge più di trenta soci. La società di Macomer ha iniziato ad operare anche nel campo della tutela dell'ambiente, legando l'attività produttiva e la commercializzazione anche alla valorizzazione turistica dei siti archeologici. Per questo si è deciso di riscoprire un monumento che, secondo gli archeologici, rappresenta la prima forma di nuraghe, apparentemente più rozzo e meno impegnativo nella costruzione delle più famose torri coniche, che pur censito, era coperto da una folta vegetazione, quindi non accessibile e in parte sconosciuto ai turisti e alla stessa gente del posto.

NASCOSTO TRA LA VEGETAZIONE Il protonuraghe è stato liberato da rovi e arbusti in un terreno di Calafrighes, poco distante dal presidio sanitario, di Macomer di proprietà di un socio della cooperativa, Natalino Ghiani. «Un monumento importante per il territorio e anche per la nostra attività - dice il presidente della cooperativa Gavino Guiso - e per questo abbiamo bonificato l'area antistante». Il monumento di Calafrighes, è attribuibile alle fasi iniziali del bronzo medio, quindi 1800 anni avanti Cristo, forse è l'unico del genere in tutta la zona con la sua forma leggermente triangolare, due ingressi contrapposti che danno accesso ad un corridoio che divide le cinque nicchie, due da una parte e tre dall'altra. rispetto ai nuraghi di epoca successiva, come le altre strutture simili, non presenta la classica struttura a tholos. Una di queste nicchie probabilmente ospitava la scala che portava alla piattaforma. In un'epoca successiva (non definita) il nuraghe fu forse trasformato in abitazione con tetto spiovente in pietra.

SALOTTO PREISTORICO «Trattandosi di un monumento rarissimo e originale - dice ancora Guiso - lo adottiamo come simbolo. In quel posto, tra i più belli dal punto di vista ambientale e archeologico, vogliamo accogliere i clienti della nostra cooperativa, compresi i turisti che, oltre gustare i prodotti, possono ammirare un simbolo importante della nostra cultura millenaria».

da L'Unione Sarda, 06/11/2013

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