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ASSEMINI. La denuncia
Cadono a pezzi i sarcofagi punico-romani

Di GIAN LUIGI PALA

ASSEMINI - Un patrimonio storico della città abbandonato. Sono i sarcofagi rinvenuti nel 1997 in via Sacco nel cantiere di un insediamento edilizio. Cinque sepolture in arenaria e trachite si trovano nel cortile comunale di via Marconi mentre un altro, il più grande, si trova ancora nel cortile del Centro pilota della ceramica di via Lazio.
Il colpo d'occhio è terribile: le antiche bare d'epoca punico-romana sono spaccati e persino sbriciolati. Il più grande, quello che doveva essere custodito dalla Soprintendenza ai beni archeologici, è lesionato in più parti e lasciato alle intemperie. «I sarcofagi di Assemini?», chiede il soprintendente Marco Minoja, «dateci qualche giorno di tempo per rispondervi, siamo molto impegnati». L'archeologa Maurizia Canepa, competente per il territorio, rifiuta ogni commento. «Non sono autorizzata».
«Il 16 ottobre», ricorda l'assessore alla Cultura e vicesindaco, Jessica Mostallino, «col sindaco Mario Puddu abbiamo avuto un incontro con la Soprintendenza proprio sui sarcofagi. Ci hanno spiegato di non avere i fondi per la catalogazione e che senza uno studio preventivo non possono essere trasferiti nel vecchio Municipio di piazza San Pietro dove noi riteniamo debbano stare». Nella relazione generale dei Beni paesaggistici e identitari inseriti nel Puc, si parla di «una importante necropoli di epoca punico-romana venuta alla luce all'interno del nucleo urbano nella periferia sud orientale della città». Già si sapeva dell'importanza archeologica dell'area compresa tra Cuccuru Boi, Cuccuru Macciorri e Bau Ulmu e infatti la Soprintendenza informata degli scavi si fece subito viva. E non sbagliò, perché gli scavi successivi «eseguiti dagli archeologi hanno messo in luce l'esistenza di oltre 200 tombe di varia tipologia (in fossa terragna, a cassone, a sarcofago, alla cappuccina)». L'area (è sempre scritto nella relazione) è stata in seguito oggetto di intensa urbanizzazione cancellando completamente il sito e impedendo di tracciare alcuna perimetrazione a tutela integrale». Persa la possibilità di conservare la necropoli, sarebbe ora il caso di conservare almeno quanto è stato recuperato.

da L'Unione Sarda, 06/11/2013

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Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Novembre 2013 18:26  

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