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ASSEMINI. Un progetto di scavo e recupero dei materiali scoperti nel 1997

La necropoli al microscopio

Accordi Comune-Soprintendenza per Cuccuru Boi 

Di ANDREA PIRAS e GIAN LUIGI PALA

ASSEMINI A sentir loro, archeologi e amministratori comunali, quell'area affacciata su Santa Gilla, tra Assemini ed Elmas, scrigno di tesori punici e romani, solo in parte riaffiorati dal sottosuolo, grida vendetta. Alla fine degli anni Novanta, ad avere la meglio sulla necropoli fu il cemento. Case a schiera, una palazzina. Più del patrimonio storico poté la voglia di edificazione, autorizzata dagli amministratori d'allora nonostante la Soprintendenza avesse già intuito la portata di quel cimitero del mondo antico e il rischio che gli scavi per le fondazioni delle nuove case e le abitazioni stesse potessero cancellare una fetta di storia dal valore inestimabile. Vinse il dio-cemento. Tanto potente da costringere la stessa Soprintendenza a non bloccare i lavori e accontentarsi di eseguire una campagna di scavo per «liberare la zona» e recuperare i reperti prima di far innalzare le nuove villette a schiera e un piccolo condominio.

LA SCOPERTA Il tesoro, o parte di esso, venne a galla in fretta, in quel cantiere diretto dall'archeologa Maurizia Canepa. A infilare le mani sottoterra furono le archeologhe Silvia Fanni, Francesca Nioi e Claudia Piccia. Trecento sepolture, emersero dal terreno di Cuccuru Boi. La necropoli (estesa anche a Bau Ulmu e Cuccuru Macciori), in effetti era stata già violata da esperti tombaroli, ma lì sotto c'era ben altro. «C'è tanto altro», sostiene Ignazio Sanna, l'archeologo che ha ripreso contatti (il primo incontro, col sindaco Mario Puddu e l'assessore alla Cultura, Jessica Mostallino, lo scorso 16 ottobre) con l'amministrazione civica per ripensare alla necropoli e a futuri scavi estesi anche alla laguna. Ma anche al restauro del materiale recuperato nel 1997, compresi i sarcofagi custoditi in spazi inadeguati. «I cassoni e soprattutto i manufatti preziosi che oggi sono custoditi e mai esposti al pubblico», ricorda Maurizia Canepa.

I RICERCATORI «Ceramiche, le collezioni dei corredi funebri, le diverse sepolture, le inumazioni all'interno delle anfore e anche i sarcofagi che una volta restaurati potranno essere restituite alla città in un'esposizione permanente», spiegano Ignazio Sanna e Silvia Fanni. «Ciò che importa, ora, è aver riaperto il dialogo con l'amministrazione asseminese, insieme cercheremo la strada giusta per valorizzare necropoli e materiali.

IN MUNICIPIO Un programma che Assemini non vuole lasciarsi sfuggire. «Non avevamo idea della portata di quella scoperta e dialogare con gli archeologi ci ha fatto aprire gli occhi. Da parte nostra massima disponibilità. Ora bisognerà predisporre il progetto, una piano mirato che ci consentirà di trovare i fondi per la campagna di scavo e magari per far decollare il museo», commenta il sindaco Mario Puddu.

da L'Unione Sarda, 13/11/2013

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