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Duecento lucerne e gioielli votivi scoperti con gli ultimi scavi nel nuraghe di Villanovafranca 

A Su Mulinu un santuario della luce

Un tappeto di lucerne e un altro di lumache in un nuraghe che tre millenni fa poteva essere il luogo di culto più importante per tutti gli antichi popoli che abitavano la Marmilla. Al momento è un'ipotesi per la storia de Su Mulinu di Villanovafranca. Ipotesi affascinante ed in parte suffragata dagli eccezionali ritrovamenti dell'ultima campagna di scavo nel sito, già noto per essere l'unico nell'isola dove sia stato rinvenuto un altare. Molti lo hanno già ammirato nel vano E. 
Che Su Mulinu nei secoli potesse essere diventato luogo di culto lo si sapeva già. Ma la terra rimossa dai sessantadue studenti universitari di tutta Italia impegnati nel monumento da agosto e novembre ha regalato straordinarie scoperte che ci raccontano meglio la funzione sacra del nuraghe, nato come fortezza nel XIV secolo avanti Cristo. «Il cambio di funzione avviene intorno al IX secolo, nella prima età del ferro», ha spiegato Alessandra Saba, archeologa che ha diretto lo scavo col collega Giovanni Ugas. «Su Mulinu non era un santuario anonimo. In ogni ambiente abbiamo riscontrato la presenza di un culto multiforme». Per il progetto di scavo, un accordo fra Comune e Soprintendenza ai beni archeologici di Cagliari, col sostegno delle Università di Cagliari, Sassari, Catania, Genova, Pavia, Firenze e Politecnico di Milano. Nella torre F un “bottino” archeologico straordinario: un tappeto di lucerne, circa 200, la maggior parte della prima età del ferro. La più particolare è scura e decorata all'interno, mai utilizzata perché non ha segni di bruciatura. Un'altra reca il disegno di un carro. «La loro diversa fattura - ce ne sono di semplici o con ornato straordinario - dimostra che tutte le categorie sociali partecipavano al culto della luce», ha aggiunto l'archeologa. Ed ancora, una mensa, dove si deponevano coppelle: offerte della luce e di una libagione. Un sedile per un rito comunitario, gioielli in pasta vitrea, ambra, bronzo. «Tutti oggetti poi protetti sotto uno strato di sabbia giallo-ocra recuperata da una cava vicina, forse per un evento, intorno al IX secolo a.C., che ha portato gli abitanti del nuraghe ad abbandonarlo per un breve periodo», ha spiegato Saba.
Misteri da svelare con studio e ricerca. Infine i basamenti di un altare nella stessa torre, due dischi di un metro di diametro. La mensola è stata ritrovata nel vicino Vano 14: un monolite lavorato a forma di torre, il modello di un nuraghe. Ma il ritrovamento che nessuno si aspettava sono 70 mila lumache, guscio bianco e striature marroni, raccolte in 70 sacchi. «Resti di pasti virtuali, alla base della dieta molto varia degli abitanti di Su Mulinu», ha svelato Saba: «Abbiamo trovato resti di gusci di ostriche e cozze fluviali ed ossa animali». Anche un contrappeso in bronzo, primo esempio di bilancia nuragica. Su Mulinu era diventato il santuario più importante per i nuragici della Marmilla? «Ipotesi verosimile, da approfondire», ha chiuso l'archeologa. Ci penserà il prossimo scavo.
Il sito fu abitato sino al periodo romano con l'arrivo di nuovi culti, come il pane rituale dei punici. Saranno utilizzate ancora tecnologie innovative, come il laser-scanner di Diego Schirru e le foto aree di Massimiliano Piras. “Su Mulinu: da nuraghe a santuario”: percorso storico che rivelerà ancora sorprese.      
(an. pin.)

da L'Unione Sarda, 22/01/2014

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 22 Gennaio 2014 10:42  

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