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I manufatti litici scoperti dalla Forestale a Bidda Beccia e Genna Noa
Le pietre della necropoli
Due cippi funerari rinvenuti a Isili e Gergei

Di ANDREA PIRAS

C 'era passato il fuoco, a Bidda Beccia, nell'estate del 2013. Un disastroso incendio che per due giorni aveva raso al suolo campagne e montagne, minacciando le case e uccidendo pecore, maiali, cavalli. Un rogo assassino ingovernabile che aveva raggiunto Nurallao e poi Laconi. A Bidda Beccia l'erba è ricresciuta. È ricomparso il verde. E tra la vegetazione è spuntata fuori la storia. Una pattuglia della Forestale di Isili guidata dall'ispettore Paolo Deidda ha capito subito che quello era un masso strano , non una delle tante pietre utilizzate per costruire o rinforzare i muretti a secco. È c'è voluto poco, appena una spinta, una giravolta, per trovare la conferma. Segni, incisioni che a un occhio disattento potevano sembrare solo tracce del tempo ma che al contrario nascondevano una firma inconfutabile. Quella pietra era una stele funebre, rimasta lì, nelle campagne del Sarcidano, per oltre duemila anni. Un prezioso e magnifico reperto di epoca romana che adesso dovrà essere attentamente esaminata dagli esperti della Soprintendenza ai Beni archeologici di Sassari. A Bidda Beccia si è catapultata l'archeologa Nadia Canu che ha non solo preso in consegna l'antico manufatto litico (il cippo è custodito in un locale idoneo del Comune in attesa di una più adeguata destinazione) ma anche ispezionato a lungo l'intera area in cui è stato rinvenuto. «Sa Idda Eccia, come la chiamiano noi - ricorda il sindaco di Isili, Orlando Carcangiu - è un'area archeologica molto conosciuta anche per altri ritrovamenti». Che avrebbe necessità di una maggiore attenzione e di accurate indagini. «A Bidda Beccia - spiega Alessandra Saba, archeologa di Isili e direttrice del museo di Villanovafranca - sono presenti tre nuraghi e l'area è stata anche successivamente abitata da Punici e Romani, fino al definitivo abbandono in periodo tardo antico forse a causa di un'epidemia. Soprattutto la presenza di un imponente insediamento romano potrebbe avere due spiegazioni: la prima, militare, per il controllo di un territorio piuttosto dove la contrapposizione tra pastori e contadini del Sarcidano e della Barbagia finiva spesso in veri e propri scontri, oppure economico per il controllo della miniera di rame di Funtana Raminosa, i diversi cippi trovati in questa zona indicano la presenza di una necropoli, ma credo che vista l'imponenza dell'insediamento abitativo, che ce ne fossero più di una. In passato sono state recuperate alcune stele dedicate a personaggi importanti di provenienza giudaica». Altra zona altra scoperta. A Genna Noa, in territorio di Gergei, ancora un cippo funerario. La stele non soltanto conserva l'iscrizione romana ma sulla parte superiore è stata incisa una croce. Un lavoro che nulla ha a che fare col periodo in cui il manufatto era stato realizzato ma che potrebbe essere stato tracciato da mani ignote in tempi ben più recenti. Non è azzardata l'ipotesi che la stele possa essere stata sfruttata ancora una volta come monumento funebre per abbellire una tomba o comunque una sepoltura. Domande che probabilmente resteranno senza risposte.
Certezze sulla sua vera origine, invece, potranno arrivare nei giorni successivi, quando le archeologhe Nadia Canu e Alessandra Saba esamineranno il reperto archeologico di Gergei per tradurre le iscrizioni romane che solitamente riportano il nome del defunto, la sua età e la dedica dei protettori.

da L'Unione Sarda, 13/03/2014

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Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Marzo 2014 17:30  

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