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Per un anno separati, poi tutti nel Sinis tranne quattro. «Forse all'Expo ma in digitale»
Una mostra da Giganti
Da domani a Cagliari e Cabras i reperti scoperti 40 anni fa

di CELESTINO TABASSO

Ventiquattr'ore ancora e poi li si potrà fissare in quegli occhi magnetici.
Da domani, a quarant'anni dal ritrovamento e a quasi tre millenni dalla realizzazione, i Giganti di Mont'e Prama saranno in mostra. Alle 10, nella Cittadella dei Musei di Cagliari, il presidente della Regione Francesco Pigliaru e il sottosegretario alla Cultura Francesca Barracciu inaugureranno l'esposizione di ventotto delle sculture restaurate negli anni scorsi nel centro di Li Punti. Alle 17 seconda inaugurazione, stavolta al museo “Giovanni Marongiu” di Cabras, dove saranno esposti le altre dieci opere. È il secondo archeo-evento che esordisce in Sardegna nel giro di una settimana: nei giorni scorsi nella Cittadella ha aperto i battenti “L'isola delle torri”, la prima mostra di antichità nuragiche di respiro nazionale da trent'anni a questa parte, organizzata per celebrare i cento anni dalla nascita di Giovanni Lilliu. L'inaugurazione è stata un successo di proporzioni faticosamente gestibili e altrettanto se non di più ci si può aspettare per i Giganti, da anni al centro dell'impaziente curiosità di tantissimi.
E quindi - anche se il personale della soprintendenza ai Beni Archeologici si prepara al colpo d'ariete dei visitatori del weekend, e anche se la delegazione cagliaritana del Fai schiererà a Cagliari e a Cabras i suoi giovanissimi “aspiranti ciceroni” - sarà meglio precisare che «lunedì è giorno di chiusura, ma da martedì i Giganti saranno nuovamente visitabili», come ricorda il soprintendente Marco Minoja. E lo saranno per almeno un anno, presumibilmente. Nella conferenza di presentazione di ieri - col soprintendente, il sindaco di Cabras Cristiano Carrus, il direttore regionale per i Beni Culturali Maria Assunta Lorrai, il direttore dell'assessorato regionale alla Cultura Antonio Conti e il direttore del settore “visual computing” del Crs4 Enrico Gobbetti tutti insieme al tavolo, quasi a simboleggiare la logica di “sistema” che governerà la nuova vita dei reperti del Sinis - è stato ribadito lo schema di museo diffuso messo a punto per i guerrieri venuti dal passato e per i modellini di nuraghe ritrovati insieme alle statue.
Il centro di Li Punti sarà «un polo di restituzione delle conoscenze sul restauro», diceva Maria Assunta Lorrai, mentre le statue manterranno la disposizione attuale fino all'anno prossimo. Nel frattempo si lavorerà per allestire le loro “case”, a Cagliari e a Cabras, dove una nuova ala del museo verrà realizzata secondo un progetto già approvato e finanziato. A quel punto quasi tutte le statue saranno riunite ed esposte a Cabras, mentre a Cagliari resterà un esemplare di ciascuno dei quattro tipi di monumento: un arciere, un pugilatore, un guerriero e un modello di nuraghe. I reperti che resteranno a Cagliari verranno sostituiti a Cabras da quattro copie. In tema di riproduzioni, le due mostre saranno accomunate dalla visitabilità techno: come spiegava ieri Gobbetti, grazie a un'applicazione realizzata dal Crs4 le fasi del restauro sono state acquisite minuziosamente, e attraverso i pannelli interattivi si potrà visitare in 3D ogni statua in ogni dettaglio, con una ricostruzione accurata al quarto di millimetro di colore e forma dei reperti. Su questo sistema - premiato al Digital Heritage 2013 tra seicento progetti come miglior lavoro scientifico nelle tecnologie per i beni culturali - si punta per promuovere i Giganti all'Expo di Milano del prossimo anno, come ipotizzava Conti.
Quanto alle discussioni che hanno accompagnato il prendere forma di questa mostra plurale, il sindaco di Cabras ha tagliato corto, rinunciando «a togliermi qualunque sassolino dalla scarpa: in fondo le polemiche finiranno per contribuire alla promozione. Capisco il campanilismo, che in certi casi ha senso, ma è giusto ragionare in un'ottica di sistema. Da sei anni lavoravo al ritorno dei Giganti a casa loro, adesso ci siamo». Quanto a Minoja, sassolini non ne ha («giusto un po' di sabbia: jogging al Poetto»), ma ci tiene a precisare che «le statue più che da contemplare sono da capire: chi si lamenta per la loro separazione segue una logica non tanto scientifica quanto ideale, o forse idealistica, ed estetica, o meglio estetizzante».

da L'Unione Sarda, 21/03/2014

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