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Nell’isola un patrimonio storico e archeologico straordinario difficile da scoprire e visitare
La mappa fantasma dell’arte perduta

Di PIER GIORGIO PINNA
Dai settemila nuraghi alle mille chiese, dai 140 musei alle decine di siti fossili e archeologici, dalle rovine del passato alle tracce lasciate dai primi sardi con i dolmen e le domus de janas, dappertutto nell’isola un patrimonio straordinario attende solo di essere valorizzato al meglio. Ma di evidente, nella segnaletica come nelle indicazioni su internet, c’è davvero poco. Anzi: riuscire a districarsi tra cartelli fuorvianti e mappe virtuali sbagliate spesso può rivelarsi un’impresa impossibile. L’assessore al Turismo Morandi: «Le nostre eccellenze meritano di più». La responsabile della Cultura Claudia Firino: «Internet e cartellonistica per il rilancio».
Tesori introvabili tra segnali fantasma le inchieste della nuova»beni culturali


NUORO Delusi. Smarriti. Disorientati. I visitatori a caccia di monumenti e altri tesori si perdono, letteralmente, nella ricerca delle vie che portano ai beni del patrimonio culturale. E dire che le testimonianze della storia non mancano. Dai settemila nuraghi alle mille chiese, dai 140 musei alle decine di siti fossili e archeologici, dalle rovine del passato alle tracce lasciate dai primi sardi con i dolmen e le domus de janas, dappertutto nell’isola un patrimonio straordinario attende solo di essere valorizzato al meglio. Ma di evidente, nella segnaletica come nelle indicazioni su internet, c’è davvero poco. Anzi: riuscire a districarsi tra cartelli fuorvianti e mappe virtuali sbagliate spesso può rivelarsi un’impresa impossibile. L’ultimo caso? Cabras. Le deviazioni per il paese dei Giganti di Monte Prama non sono visibili neppure sulla Carlo Felice, la statale più trafficata. A meno di non conoscere già questo spicchio di Sardegna e sapere dove girare, si ritrova al buio tanto chi arriva da Sassari quanto chi parte da Cagliari. Una volta raggiunta la zona del museo, le difficoltà non diminuiscono: senza il cortese aiuto di qualcuno, è come girare in mezzo a una nebbia fitta. Cabras non è Manhattan, eppure la stessa sensazione di spaesamento si prova in parecchie situazioni analoghe per trovare altri meravigliosi luoghi della nostra memoria. Il tour. Un viaggio di qualche centinaio di km nel cuore dell’isola consente di capire meglio. È un percorso emblematicamente significativo sulla 131 e dintorni. Partenza da Porto Torres. Direzione di marcia Oristano. Sosta a Cabras. Ripresa. Svolta all’altezza di Abbasanta, verso Nuoro. Poi, da lì, spostamento sino a Ottana e Bolotana, sulla Nuoro-Macomer. E alla fine ritorno a Sassari, sempre sulla Carlo Felice, con un’attenzione particolare alle segnalazioni per le zone archeologiche circostanti. Pronti, via. A Porto Torres ben segnalato l’Antiquarium, ma non sempre con rigore nelle aree portuali principali. Uguale discorso per la basilica di San Gavino e le chiese di Balai (vicina e lontana). Identici problemi per trovare le indicazioni per i beni storici dell’Asinara, a meno di non varcare subito la porta dell’ufficio turistico al centro della città. Troppo vicini al bivio i cartelli per Monte d’Accoddi: qualsiasi automobilista che non sappia dove si trova la ziqqurat sarà costretto a brusche frenate. Inutile pensare di trovare qui corrette indicazioni per le bellezze aragonesi di Castelsardo o per quelle catalane di Alghero. Prima degli svincoli per Sassari, ovviamente, nessuna mappa per capire come arrivare almeno al complesso di Li Punti dove sono stati restaurati i Giganti, al Duomo, alla Fontana di Rosello, al museo Sanna, a tanti altri punti del centro storico sassarese. E mai, come altrove lungo tutte le strade dell’isola, gli orari di apertura delle aree e dei monumenti. Inerzia e dimenticanze. «Non soltanto sono mal segnalati i nostri beni culturali, ma persino le singole località – commenta il docente e archeologo Marcello Madau - Personalmente lascerei in vita solo la cartellonistica precisa, quella che ti porta davvero da qualche parte». «Ma il sistema informativo istituzionale è carente anche in Rete – incalza Madau – E ci vogliono comunque giusti filtri e servizi di vigilanza per accedere in posti che spesso si trovano in proprietà private». «A me a ogni modo è capitata una quantità impressionante di volte di non riuscire a raggiungere un posto se non grazie a qualche abitante della zona: il contrario di quanto accade ovunque, Corsica compresa, dove spesso i percorsi più difficili sono indicati con frecce sui sassi o altri pannelli», conclude l’archeologo, convinto che in Sardegna esista «un dato generale quasi di tipo antropologico» da valutare con cura in tutte le circostanze. L’itinerario e i paradossi. Dopo i cartelli per Saccargia, Nostra Signora del Regno ad Ardara, San Pietro del Crocifisso a Bulzi e la chiesa ozierese di Sant’Antioco di Bisarcio, sulla 131 si scoprono impensabili incongruenze. Come avvisi pubblicitari istituzionali per la Giara di Gesturi e la Comunità montana di Guspini, che da questo punto distano tra i 150 e i 250 km, senza una mappa che dica come arrivarci. Segnalati discretamente il museo d’arte contemporanea di Banari, le testimonianze del passato di Siligo e, poco più avanti verso il Marghine, la cattedrale di San Pietro di Sorres. Persi nel nulla. Tutto cambia per la Valle dei nuraghi: allo svincolo per Bonnanaro, si gira ma per capire dove andare bisogna arrivare sino in paese. Tornati sulla 131, vicino al bivio per il capoluogo barbaricino non esiste la minima mappa che dalla Carlo Felice consenta di capire dove si trovano i tanti siti del Nuorese. Immondizie. Se i cartelli sono carenti o mancano, abbondano i rifiuti ai lati della 131. Un degrado contro il quale un si sono battuti il movimento per l’AligaDay e il suo principale promotore, Gavino Guiso. Il quale, da Macomer, ha organizzato molte manifestazioni per la pulizia delle strade sarde. Constatando così come il deficit d’informazioni leggibili rappresenti una costante in qualsiasi zona. «I casi sono talmente numerosi che è difficile rammentarli tutti – dice adesso Guiso – Ma, sia da privato cittadino sia nel corso delle nostre iniziative, di frequente non sono riuscito ad arrivare a destinazione se non con l’aiuto di google maps». Promozioni mancate. Quasi a metà della 131, deviazione per Casa Gramsci, a Ghilarza. Ma che fine ha fatto quella per il museo degli strumenti etnomusicali di don Dore a Tadasuni? Poco più in là, giustamente messi in rilievo da enormi cartelli, i più grandi di questo tipo sulla 131, il nuraghe Losa e il pozzo di S. Cristina. Per il resto, chi vuole arriva a Cabras si armi di TomTom, molta pazienza e tanta fortuna. Per individuare un cartello che indichi il paese dei Giganti bisognerà arrivare sin quasi alla periferia di Oristano. E da lì entrare a Cabras sino a un generico segnale “Museo”. Poi, seguire la freccia. Come in unacommedia dell’assurdo, si piomba in un bivio senza suggerimenti e, nei successivi 100 metri, in un secondo incrocio sempre privo di ragguagli utili. Insomma, per raggiungere questo benedetto complesso che ospita i guerrieri e i pugilatori restaurati, bisogna passarci davanti: e intuire dai manifesti con le teste scolpite e i grandi occhi delle sentinelle che quella è la destinazione. Chance dimenticate. In compenso, c’è un profluvio di manifesti che promuovono bottarga e vernaccia. Ma forse, vista la situazione, è davvero il caso di mangiarci, e berci, su. Magari accompagnando però le prelibatezze locali a una domanda: dov’è finito chi cinque anni fa alla Regione parlò dei Giganti come testimonial della Sardegna del futuro? Certo, la risposta - per la serie in vino veritas - richiederebbe un interlocutore affidabile. Percorsi.
Andando verso Nuoro le cose non migliorano. Sulla 131-Dcn, evidenziate le deviazioni per Santu Antine, a Sedilo, e per il museo Nivola di Orani. Mentre di Fordongianus i cartelli ricordano la chiesa di San Lussorio. Ma, in maniera inspiegabile, tacciono sulle antiche terme romane. Proiettili. Poco più all’interno, verso Ottana, a titolo di compensazione per quest’omertà di notizie in chiave culturale, tanti segnali stradali crivellati di pallettoni rendono illeggibili perfino i nomi di certi paesi contribuendo così alla scarsità d’informazioni più generale nella toponomastica. Dei monumenti di Gavoi, Fonni, Olzai, Teti, Sarule, Bolotana, Teti, Tonara sapranno sicuramente tutto i loro abitanti: invece dai pannelli su questa superstrada gli automobilisti in avanscoperta resteranno sconfortati. Stesso quadro deludente sino a Macomer (dove addirittura in centro, poco tempo fa, sono comparsi cartelli zeppi di clamorose sviste) e poi verso Sassari. «Non farsi trovare mai»: che sia questa la vera costante resistenziale sarda?

Il responsabile del settore turistico delinea nuove strategie. «Statue di Monte Prama come ambasciatori dell’isola»
L’assessore Morandi: «Le nostre eccellenze meritano di più»

SASSARI (Dis)informazione culturale: punto e a capo. Francesco Morandi è diventato assessore regionale al Turismo da poche settimane, ma studia già contromisure. «Credo che come giunta ci dovrem muovere lungo tre direttrici – spiega affrontando subito la questione di petto – La prima concerne una riflessione sul tipo di prodotto da promuovere, ossia i beni del nostro passato. Occorre valorizzare tutti i siti, rendendoli accessibili e fruibili in modo ottimale, anche ai portatori di handicap, attraverso un’orientata azione d’informazione sul territorio e sul web». La seconda direttrice («Ho già avuto un confronto in questo senso con i colleghi della Cultura e degli enti locali») sarà quella «di un recupero degli elementi fondamentali: dalla segnaletica stradale ai pannelli espositivi». Un obiettivo che secondo Morandi, professore di diritto del turismo e dei trasporti nel dipartimento di economia dell’università di Sassari, promotore dei specifici corsi di laurea gemmati a Olbia, si può raggiungere attraverso una strategia unitaria con i Comuni e gli altri enti che operano nei diversi territori, soprintendenze comprese. «L’idea finale – chiarisce l’assessore – sarà dare un sistema di dati e immagini coordinato, omogeneo». «Faccio un esempio: tutti oggi navighiamo con tablet e telefonini: ecco, la cartellonistica virtuale non deve rappresentare un mondo a sé, va associato con tutti i rimandi opportuni collegati ai siti e ai circuiti culturali – sostiene il docente – Anche da infrastrutture come le strade devono arrivare quei segnali precisi che spingono alla visita e la consentono senza perdite di tempo o inconvenienti, senza perdersi in labirinti dov’è difficile districarsi». «In questi anni ho girato moltissimo, e non so più dire quante volte mi sia perso cercando monumenti e aree archeologiche – conferma il docente – Se vogliamo trasmettere le forti emozioni che creano i nostri percorsi culturali non possiamo fare a meno di dare vita a un sistema integrato ed efficiente anche in questa direzione». La terza linea d’azione individuata dall’assessore regionale al Turismo punta poi sulla promozione in sé delle testimonianze storiche. «Nell’isola esistono eccellenze che da sole valgono il viaggio e rimangono impresse nella memoria, da lì si deve operare per creare attratori adeguati – dice Morandi – Io sono convinto che i Giganti di Monte Prama abbiano lo stesso potere di catturare l’attenzione di tutti, turisti e non, come quella che hanno le statue dell’Isola di Pasqua a picco sul mare o l’esercito dei guerrieri di terracotta cinesi. Bene, che ne direste allora se collocassimo alcuni dei nostri Giganti nei porti d’arrivo sardi? Non sareste felici di essere accolti da queste maestose sculture? Loro stesse non diverrebbero in questo modo i veri ambasciatori della nostra terra?». Al di là di progetti come questi, secondo il docente-assessore bisognerebbe puntare su ulteriori traguardi. «L’isola dispone di altri attratori culturali “certificati” dall’Unesco, come per esempio il Canto a tenore o la Reggia nuragica di Barumini: ecco, la nostra strategià dovrà allora essere quella di far conoscere al mondo anche queste bellezze uniche e meravigliose – afferma Morandi – Ma per farlo abbiamo la necessità di superare le carenze dell’attuale sistema informativo. Di generare un progetto omogeneo di rimandi che comprenda ogni cosa, dai punti d’accoglienza ai cartelli stradali. Tutti campi d’azione per i quali troveremo risorse finanziarie adeguate. È una sfida che possiamo e dobbiamo vincere». (pgp)

L’assessore regionale Firino
«Spazi per il rilancio da internet alla cartellonistica»

SASSARI «Certo, il problema della scarsa informazione sui musei e sui siti storici dell’isola esiste senz’altro: ecco perché come giunta regionale dovremo prima procedere a una ricognizione e poi distribuire risorse che consentano di valorizzare tutti i monumenti». L’assessore alla Cultura, Claudia Firino, conosce bene il problema nonostante si sia insediata da pochi giorni. E come potrebbe essere diversamente, visto che tutti i sardi sono abituati da anni a fare di necessità virtù anche in questo specifico campo? A ogni modo, il nuovo responsabile del delicatissimo settore è convinta che i tempi persi fino a oggi possano venire rapidamente recuperati. Analizzando la situazione sul campo, Firino sottolinea naturalmente che le cose dovrebbero andare in maniera del tutto differente: «A volte succede che sulle strada i cartelli cambino ma i vecchi non vengano eliminati. Altre volte, e questo vale soprattutto per le città e i centri maggiori, c’è la possibilità d’intervenire per migliorare, ma non esiste sufficiente attenzione per la cura dei dettagli. Altre volte ancora, specialmente nei paesi più piccoli, ci sono idee e iniziative, ma mancano i soldi indispensabili per fare andare avanti i progetti». «A ogni modo, io credo molto nel lavoro di concerto tra tutti gli enti coinvolti in questa tematica: e sono convinta che si possano fare importanti passi avanti»,, dice ancora l’esponente di Sel nella nuova giunta di centrosinistra, project manager al Cnr. «Analogamente – aggiunge il nuovo assessore – ritengo si possa migliorare il sistema informativo istituzionale anche su internet. Per esempio, attraverso portali che mettano insieme le informazioni sui trasporti e i collegamenti con quelle relative ai siti culturali». «A suo tempo la l’esecutivo guidato da Renato Soru aveva fatto scelte importanti tanto in questa direzione quanto per avviare una riforma dell’intera cartellonistica stradale – prosegue l’assessore – Bisognerà adesso riprendere a lavorare con tutti i raccordi necessari per ottenere il massimo del coordinamento e il massimo del risultato grazie all’apporto di tutte le istituzioni». «Sia sulla Rete sia sul versante delle consuete e tradizionali notizie legate ai segnali stradali si devono mettere in rete tutte le esperienze e le iniziative per la valorizzazione dei nostri beni culturali – è la conclusione di Claudia Firino – Il nostro obiettivo finale dev’essere infatti la fruibilità effettiva, concreta, del flusso delle notizie. In modo da permettere l’accesso ai luoghi e consentire la possibilità per i visitatori di raccogliere tutto il materiale informativo che riguarda i nostri musei e i nostri monumenti». (pgp)

da La Nuova Sardegna, 31/03/2014

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