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CUGLIERI. Un sito abbandonato
Il caso di Cornus, la Pompei sarda coperta di erbacce

Di MATTEO VERCELLI

Una strada degna di un Camel Trophy, un cancello divelto e appoggiato alla recinzione, cartelli turistici arrugginiti, scritte cancellate dal tempo. Poi i resti di due basiliche, del battistero e delle tombe in arenaria, le cui fasi costruttive risalgono a un periodo di tempo compreso tra il IV e il VI secolo dopo Cristo, da scovare tra le erbacce incolte. Benvenuti a Cornus, con vista sulla costa oristanese tra S'Archittu e Santa Caterina: uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna, definito da Letizia Pani Ermini, che ha curato gli scavi negli anni Ottanta-Novanta, la Pompei Sarda. Il viaggio nel passato inizia appena si lascia la statale 292 che collega Riola Sardo e Cuglieri. Si supera la località di S'Archittu e un vecchio segnale turistico indica una stradina bianca: tre chilometri tra buche e pietre per arrivare all'area paleocristiana della città di Senafer-Cornus, fondata attorno al sesto secolo avanti Cristo sede di una delle più antiche diocesi sarde. La bassa vegetazione accompagna il visitatore quasi incredulo di poter trovare da queste parti i resti del monumentale impianto religioso. Si narra che proprio qui, tra il colle di Corchinas e Campu 'e Corra, nel lontano 215 avanti Cristo, ci sia stato lo scontro tra i romani e Ampsicora diventato storia nel racconto di Tito Livio. La realtà cancella in un istante il fascino del tuffo nel passato. L'area archeologica è circondata da un muretto e da una recinzione costruiti un po' di tempo fa, con sacrificio dal comune di Cuglieri. Gli sforzi dell'amministrazione comunale però sono diventati vani davanti agli anni che passano e ai pochissimi soldi a disposizione. Il cancello d'ingresso è aperto. Il cartello giallo con la scritta Tempio di Cornus è appoggiato a terra. Il pannello della soprintendenza è quasi illeggibile. A fatica si riesce a cogliere l'avvertimento: «Si invitano i visitatori, per la sicurezza propria e per la conservazione delle strutture, a rispettare i percorsi suggeriti evitando di salire, camminare o sostare sui muri e sulle pietre poggiate». I percorsi suggeriti però non esistono. E i rischi di finire dentro una delle tombe in arenaria sono altissimi: l'erba nasconde gran parte del patrimonio archeologico. Il comune di Cuglieri, anche in questo caso, fa il possibile. Ma senza l'aiuto di Regione e Ministero, difficile poter ipotizzare di trasformare Cornus in un sito frequentato da migliaia di turisti. Quello che, altrove, sarebbe realtà da parecchi anni, forse decenni. Da queste parti però non funziona così. Non resta che passeggiare e immaginare di entrare nella basilica funeraria con l'altare, in cui era posizionata una sepoltura privilegiata, poi in quella episcopale (utilizzata dagli antichi per la liturgia e le celebrazione, esempio di tecniche edilizie del nord Africa, forse dovuto all'esilio di 90 vescovi africani, cacciati dal loro paese durante l'occupazione dei vandali) e raggiungere il battistero con la vasca battesimale a forma di croce per i riti a immersione. La Pompei Sarda, primo esempio di area funeraria cristiana a documentare la persistenza dei riti pagani come il banchetto funebre, oppure la moneta obolo lasciata nella tomba, continua a essere irraggiungibile per i turisti. Abbandonata, per dirla in breve.

da L'Unione Sarda, 01/04/2014

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