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Convento San Francesco

A pochi passi dalla centralissima piazza Yenne, a Cagliari, è visibile quel poco che rimane della chiesa e del convento di San Francesco, un tempo cuore dello storico quartiere di Stampace.

Il chiostro fu definito “il più bello dei conventi della Sardegna” dal canonico Giovanni Spano, che ne fu illustre ospite.  “Formato in quadrato con architettura gotica, e con archi che nei capitelli e nel mezzo della volta sono ornati di Santi, e di figure mostruose scolpite”. Così ce ne parlò prima della rovina del monumento.
Quel che rimane è oggi in decadimento o nascosto all’interno di edifici costruiti a partire dall’800.  Anche se il complesso monumentale comprendente la chiesa, il chiostro e il monastero, subì modifiche già a partire dal XV secolo.
Poche porzioni dell’edificio, come alcune volte a crociera con gemme a pendente, sono ancora visibili all’interno dei piani terreni di alcuni locali commerciali del corso Vittorio Emanuele, altre strutture sono visibili dal cortile con ingresso in via Mameli.
La chiesa aveva pianta a croce “commissa”, con unica larga navata con copertura lignea, lunga ben 35 metri e terminante con transetto sul quale si affacciano tre cappelle, quadrate e voltate a crociera.
Già nella prima metà del diciannovesimo secolo, le “mutate condizioni economiche e politiche” furono la principale causa del declino e poi abbandono della chiesa e del convento.
La facciata della chiesa venne chiusa da alcune costruzioni, poiché i frati ne avevano venduto i terreni e così l’ingresso fu spostato lateralmente, attraverso un portale nel corso Vittorio Emanuele.
Il primo novembre del 1871 un fulmine colpì il campanile danneggiandolo.
La chiesa venne chiusa ufficialmente nel 1967. A parte alcuni elementi murari inglobati nei palazzi ad uso abitativo, oggi della chiesa restano soltanto pochissime fotografie. Gli oggetti e gli ornamenti che la abbellivano vennero distribuiti nella chiese del circondario. Questa fu la sorte anche del pulpito di Carlo V e del sarcofago di Violante Carroz. Il portale invece fu rimontato nella facciata del Santuario di Bonaria.

La parte più cospicua di opere è conservata nella Pinacoteca Nazionale della città.

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