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Gli archeologi tornano a scavare a Mont‘e Prama

Sono trascorsi 35 anni dalla prima campagna che riportò alla luce i Giganti, A Cabras si parte con il coordinamento del Consorzio Uno. Nel team 4 detenuti

di Claudio Zoccheddu

CABRAS. Si parte, con la regia del Consorzio Uno. Gli scavi nel sito di Mont’e Prama riprenderanno dopo trentacinque anni sotto la supervisione dell’università oristanese che si occuperà del coordinamento gestionale del cantiere e della cooperazione per la diffusione delle “conoscenze innovative” su Mont’e Prama. Il via libera agli scavi è arrivato dopo l'accordo siglato tra il Consorzio Uno e la direzione regionale dei Beni culturali e paesaggistici, la Soprintendenza per i Beni archeologici di Cagliari e Oristano, le università di Sassari e di Cagliari, il Comune di Cabras e la casa circondariale di Oristano. Infatti, parteciperanno ai lavori gli studenti della scuola di specializzazione in Beni archeologici, coadiuvati da otto aspiranti archeologi: quattro detenuti della casa circondariale di Oristano e a quattro giovani scelti dal Comune di Cabras. Il progetto di scavo è stato chiamato “Archeologia di Mont’e Prama” dopo un approfondito studio effettuato dalla soprintendenza per i Beni archeologici, dalle due università sarde e del Consorzio Uno che, per trasformare in realtà il progetto di scavo, sfrutteranno un finanziamento regionale di 140mila euro. I lavori saranno divisi in tre fasi: le indagini geofisiche saranno curate dal team del professor Gaetano Ranieri dell’università di Cagliari, le ricerche di archeologia dei paesaggi saranno effettuate dalla soprintendenza e dalla scuola di specializzazione in Beni archeologici “Nesiotikà” mentre le ricerche archeologiche a Mont’e Prama saranno curate dalle università di Cagliari e Sassari e dal personale scientifico della Soprintendenza. Sul campo, invece, verranno ampliate le aree degli scavi compiuti tra il 1975 e il 1979 e le attività connesse all’indagine geofisica e alle ricognizioni visive. L’esame delle fotografie aeree esistenti verrà integrato con la produzione di nuove immagini scattate in diverse condizioni di luce e vegetazione, e con diversi filtri come quelli per le termografie ai raggi infrarossi. Le indagini di archeologia dei paesaggi saranno concentrate su un’area di quattro chilometri quadrati, attorno al sito indagato di 35 anni fa. Le attività di scavo, infine, inizieranno dopo il diserbo dell’area e saranno definite sulla base delle anomalie geofisiche riscontrate nel sito. L’obiettivo, ovviamente, è riportare alla luce eventuali resti ancora sotterrati e comprendere la connessione tre le statue dei giganti e la necropoli nuragica con tombe a pozzetto. Le domande che nascono da Mont’e Prama, tuttavia, sono tantissime e tutte importanti. Non resta che trovare le risposte.

da La Nuova Sardegna, 07/05/2014

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