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Necropoli Sant'Andrea Priu

La necropoli di Sant’Andrea Priu si trova in territorio comunale di Bonorva (SS).

Il sito è uno dei più interessanti della Sardegna ed è composto da una ventina di domus de janas, scavate su un costone di roccia trachitica e risalenti alla cultura di Ozieri (3200-2800); alcune di queste sono state utilizzate fino all’epoca medioevale.
Tra le tombe accessibili vi sono:
- l’ipogeo VI chiamato Tomba del capo. L’ingresso alla domus era dato da una monumentale gradinata. La sepoltura è costituita da 18 vani ed è estesa circa 250 mq. In essa sono visibili i diversi rimaneggiamenti compiuti in periodo paleocristiano, bizantino e medievale quando venne adibita a luogo di culto. Nel 1313 venne riconsacrata come chiesa intitolata a Sant’Andrea. Con la trasformazione in chiesa rupestre gli ambienti principali vennero utilizzati rispettivamente come nartece per i catecumeni, aula per i fedeli battezzati e presbiterio riservato ai sacerdoti. In origine la cella funeraria principale era demarcata da due colonne con quattro piccoli portelli che si aprivano alle pareti. In periodo paleocristiano e bizantino, il portello centrale venne trasformato in porta ad arco; le pareti ed il soffitto vennero decorati (nella parte inferiore è dipinto un volto femminile raffigurante forse una donna sepolta nella tomba in periodo romano). Un portello immette alla cella successiva, quella riutilizzata come presbiterio. Oltre l'ingresso, proprio sopra il punto dove nel medioevo era posizionato l'altare, è presente un pozzo luce, eseguito affinché l'officiante, durante le funzioni religiose, fosse investito dalla luce. Molti degli affreschi presenti in questo vano sono decisamente ben conservati: si distingue perfettamente un ciclo di affreschi di scuola romanica con scene del Nuovo Testamento che vanno dall'Annunciazione alla Visitazione di Maria a Elisabetta, alla Nascita di Gesù, all'Adorazione dei Re Magi, e poi la Presentazione di Gesù al Tempio, la Strage degli innocenti, san Giovanni Battista. Al centro di una parete il Cristo in trono, contornato dai quattro evangelisti. Il soffitto è riccamente decorato da motivi geometrici. La tomba non è fotografabile all’interno;
- l’ipogeo VIII chiamato anche Tomba a camera. L’originario ingresso monumentale con scalinata è crollato a causa del cedimento del fronte roccioso. L’accesso alla domus è costituito da un’anticella quadrangolare con porta architravata circondata da una ghiera. Ai lati sono presenti due aperture realizzate in periodo successivo. Sul piano di calpestio sono visibili dieci coppelle. La camera funeraria rettangolare è lunga circa 5 m. e larga 3m. La bellezza di questa tomba sta nella copertura che imita un tetto ligneo a due spioventi con tanto di trave e pilastri scolpiti nella roccia. Sulla sinistra della camera è ricavato un alto gradone e sul pavimento vi è una fossa terragna forse risalente al periodo romano. Sulle pareti opposte si aprono due portelli che collegano ad altre celle;
l’ipogeo IX. Si tratta di una domus dotata di anticella con 7 coppelle scavate sul pavimento e cella funeraria nella quale si aprono tre portelli che immettono in altrettante celle;
- l’ipogeo XII. Ubicato sul pianoro, residua di parte dell’anticella che attraverso un portello comunica con la cella funeraria dal soffitto crollato;
- l’ipogeo XIII o Tomba del focolare. Ubicata a 20 m. dalla tomba XII, ha l’anticella ampia nella quale, sul pavimento, si trova scolpito un focolare. Su entrambe le pareti si apre un portello che conduce ad altre piccole celle;
- l’ipogeo XIV è contiguo alla tomba XIII. È costituito da un dromos scoperto; il breve tratto finale coperto funge da anticella. Un portello immette alla cella principale il cui soffitto è in parte crollato. L’ultima parete ha andamento sinuoso data la presenza di una nicchia. Sulla parete sud est si apre un portello che collega questa domus con la tomba XIII;
- il campanile o Toro sacro. Situato al di sopra del costone roccioso, questa singolare roccia ha la forma di un grosso toro. Taramelli sosteneva si trattasse di una roccia modellata dagli agenti atmosferici, al cui interno venne scavata una cella ipogeica le cui pareti furono sfondate. La sua particolare forma fa pensare però ad una scultura, mutilata della testa, raffigurante il dio venerato dai prenuragici.

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