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Degrado di Cornus: un'offesa alla memoria

I sardi ribelli, i sardi indomabili, capaci di opporsi all’impero di Roma in ascesa.
L
o testimonia una tra le città più importanti dell’epoca: Cornus. Era cittadino di Cornus il celebre Ampsicora, il generale che insieme a suo figlio Josto, guidò nel 215 a.C. l’esercito dei sardi, che giunti da tutta la Sardegna, dalle coste come dall’interno, si sollevarono contro gli invasori provenienti da Roma. La seconda guerra punica imperversava. La città si trovava sulla collina di Corchinas ed era formata da quartieri artigianali e abitazioni, protetta da fortificazioni. Mentre il porto era situato nella baia di S’archittu, una zona strategica per la città. Tracce evidenti si trovano soprattutto sotto il livello del mare per effetto dell’innalzamento di 10 metri dall’epoca ad oggi. Vicino all’antica acropoli di Cornus, negli anni cinquanta, sempre in territorio di Cuglieri fu individuato il complesso paleocristiano di Columbaris. Questi resti sono stati successivamente interessati da una serie di campagne di scavo dal 1977 al 2001. Purtroppo, il sito archeologico tra i più importanti di quell’epoca, nostro patrimonio storico e di grande valore simbolico, è oggi in condizioni disastrose ed in pericolo di disfacimento. Ogni sardo che abbia a cuore la propria identità, dovrebbe considerare un’offesa che un monumento simbolo del nostro passato sia lasciato in balia non solo delle erbacce, ma molto peggio, di atti di vandalismo di pochi cittadini senza cervello. Lungo il sentiero di accesso vi è anche una caseggiato che doveva fungere da biglietteria e punto di ristoro, ormai chiuso e oggetto anch’esso di vandalismo. Ma non solo, grave danno a queste rovine è stato recato da parte di idioti. Infatti delle bellissime colonne in marmo, rinvenute eccezionalmente intatte e in posizione originale al momento del ritrovamento, sono state danneggiate negli anni ’70 andando in frantumi. Queste rovine databili dal III e VII secolo d.C. individuate in località Columabaris sull'altopiano di Campu 'e Corra, rappresentano un’importante area monumentale a carattere funerario. Restano anche le tracce di tre basiliche in un’area che precedentemente fu anche un complesso termale.

Le sepolture rinvenute sono ascrivibili a varie tipologie. Tombe a cassone, sarcofagi scavati in blocchi di marna calcarea come quelle di Cuccuru Boi Concas di Assemini, ad enchytrismos, dove la salma era contenuta in un anfora, ed alla cappuccina, ottenuta mediante delle tegole sistemate a formare la copertura del defunto. Infine vi erano le tombe a tumulo, costruite con blocchi calcarei e rivestiti con intonaco, possedevano intorno delle mensole che accoglievano le stoviglie con i cibi. Infatti anche in ambito cristiano si era diffusa la pratica pagana dell’offerta di alimenti in onore del defunto. Questa consuetudine del banchetto funebre era chiamata “refrigerium”. In quell’area fu costruita nel IV sec. una prima basilica arcaica che ospitava numerosi sarcofagi, ancora presenti nell’area sia all’interno che sul lato orientale.La doppia abside ci fa presumere l’esistenza di un edificio preesistente, forse un mausoleo. I sarcofagi, trovati nelle fondamenta di questa doppia abside apparterrebbero ai defunti più importanti degni di venerazione. A sud rispetto a questo edificio furono successivamente costruite altre due basiliche a pianta simile.
L’edificio maggiore, formato da tre navate, con abside rivolta a est, fu Basilica episcopale, sede della diocesi Cornus. Da qui Beothius, o Bonifacio, vescovo di Sanapher, identificato nella diocesi di Cornus, partì insieme a 466 prelati da tutta l’isola per il Concilio tenutosi a Cartagine nel 484 d.C. La basilica minore , anche essa a tre navate, con abside rivolta ad ovest, era dedicata alla liturgia battesimale. Infatti al centro di questa si trovava la vasca battesimale costruita in mattoni e con copertura a baldacchino. Ancora più a Sud altre strutture pertinenti al palazzo vescovile.
Questa area è solo una porzione che costituiva l’importante città di Cornus. Il mito dell’atavica disunione appare nuovamente messo in crisi dalla Città di Cornus, che rappresenta il simbolo tangibile della capacità dei sardi di unirsi per lottare per la libertà contro l’oppressore. Ieri come oggi questa città, attraverso le sue rovine, deve lottare. Questa volta contro una minaccia non meno temibile, quella dell’ignoranza e del vandalismo. Ci si augura che le autorità preposte,con l’aiuto della cittadinanza, rivalutino il patrimonio che hanno a disposizione, che rappresenta un’importante tessera della nostra identità.
L’area potrebbe inoltre costituire un centro di attrazione turistica al di là del turismo balneare, per una Sardegna che non sia semplicemente sole e mare, così da incrementare l’offerta turistica, affiancando alle risorse naturalistiche, come le bellissime spiagge, un’offerta di turismo culturale fruibile 365 giorni all’anno.

Su Scruxoxu, 07/08/2014

 


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Ultimo aggiornamento Giovedì 07 Agosto 2014 14:35  

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