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Archeologia, ritrovato un biberon nuragico
Una tazza di terracotta munita di “tettarella”: il reperto è stato recuperato durante gli scavi in cerca del castello

di Tito Giuseppe Tola

MACOMER. Sembra un pentolino in terracotta rotto e riparato male con Attak, ma per gli archeologi che l’hanno recuperato durante gli scavi nell’area dove si ritiene che sorgesse il castello di Macomer è molto di più. Ritengono infatti che si tratti di un biberon nuragico. L’oggetto è stato trovato due anni fa, nella primavera del 2012, durante gli scavi condotti da Castra Sardiniae e dall’Università di Sassari nella zona che probabilmente un tempo era fortificata per difendere la città. Sotto le mura, scomparse, ma delle quali rimane qualche traccia, c’erano insediamenti precedenti di epoca nuragica. Assieme ad altri materiali, tra i quali ciotole e parti di un piatto che facevano parte di un corredo funerario, è stato trovato anche lo strano oggetto che gli archeologi ritengono servisse per allattare i bambini.

In primavera si riprenderà a scavare (si tratta della terza campagna di scavi) grazie a un contributo della Fondazione Banco di Sardegna che consentirà di finanziare il progetto e si spera che sotto spessi strati di terra accumulati nei secoli, oltre alle mura del castello (che sicuramente c’è stato perché risulta dai documenti d’epoca, ma che non si riesce a localizzare con esattezza), ci siano altri reperti di grande interesse, come quella strana tazzina in terracotta che gli archeologi ritengono venisse usata per allattare i neonati, praticamente un biberon nuragico. Quello che sembra il manico della tazzina (o del pentolino) sarebbe infatti una tettarella forata per consentire il passaggio del latte. Niente a che vedere con le tettarelle anatomiche in lattice Chicco, ma la funzione pare fosse proprio quella di alimentare un bambino che forse la mamma non era più in grado di allattare, anche se viene un po’ difficile pensare a un neonato che succhia da una specie di dito in terracotta, un oggetto duro che non ha niente di anatomico. Il ritrovamento era avvenuto, con altri corredi funerari, nella cosiddetta Area 2000 dove vennero riportate alla luce le sepolture nuragiche. Nello stesso sito fu trovato anche un grosso muro in pietra e calce, che secondo gli archeologi che hanno portato avanti la seconda campagna di scavi nell’area dietro il Comune, dove secondo la tradizione sorgeva il castello di Macomer, sarebbe parte di un edificio fortificato crollato nel Seicento. Si hanno notizie del castello dalla relazione sugli Stati di Oliva redatta nel 1769 da Vincente Mamely De Olmedilla (un alto funzionario del Regno Sardo-Piemontese), ma anche dal Fara e dal dizionario geografico Angius-Casalis. A questi si sommano le immagini: una xilografia della “Cosmographia universalis” di Sebastian Munster del 1549 e il disegno nella “Sardinia brevis historia et descriptio” di Sigismondo Arquer.

da La Nuova Sardegna, 26/11/2014


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Ultimo aggiornamento Giovedì 27 Novembre 2014 14:54  

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