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 Tempio di Antas

Il tempio romano di Antas si trova in territorio di Fluminimaggiore (CI). Dedicato al dio Sardus Pater Babay, esso costituisce un unicum nel suo genere in Sardegna.

Il sito è stato scoperto dal La Marmora nel 1838, ma fu restaurato sotto la guida dell’archeologo Barreca durante la campagna di scavi iniziata nel 1967.
Il monumento romano ha mantenuto l’orientamento del precedente Tempio cartaginese (da sud-est a nord-ovest). La pianta è lunga 20 metri e si divide in tre parti: pronao, cella e adyton bipartito. Il pronao del monumento presenta una facciata con gradinata, in cima, le quattro colonne frontali e due laterali in stile ionico alte 8 metri. In origine il tempio presentava un frontone triangolare e copertura in tegole e antefisse raffiguranti personaggi alati.
La cella, che costituisce la parte centrale del monumento, presenta un pavimento a mosaico. Solo i sacerdoti potevano accedere alla cella, dal pronao e dai due ingressi laterali muniti di gradini.
In uno di questi gradini si vede l’incavo dove una colata di piombo assemblava i blocchi. Il muro di fondo della cella si apre in due porte che si collegano a due vani (adyton bipartito). Davanti a questi ingressi si trovano due vasche che riempite di acqua lustrale avevano funzione purificatrice cerimoniale. In uno dei due vani dell’adyton era posizionata la statua di bronzo alta tre metri del Sardus Pater. L’altro vano poteva contenere una seconda statua, forse quella di Mkeris (Melkart-Ercole), padre di Sardus. Il blocchi di calcare che compongono il monumento, che essendo porosi venivano stuccati successivamente alla messa in posa, provengono da una cava, distante circa 1 km. dal tempio, dove sono ancora visibili le linee di taglio.

PERIODO PUNICO
Nell’area antistante al tempio sono stati individuati resti del precedente luogo di culto del VI sec. a.C. che testimoniano l’importanza del sito anche in epoca punica. Proprio per le importanti risorse minerarie di ferro e piombo poco distanti, la zona divenne un centro estrattivo ed il tempio di Antas, in origine un semplice sacello, divenne luogo di culto del dio Adon Sid Addir, potente dio guaritore (assimilando il dio dei sardi Babay) figlio di Melkart. Il sacello era compreso all’interno del Tèmenos, recinto sacro lungo 68 metri ed ancora parzialmente visibile, dove vennero rinvenuti numerosi ex voto.
I doni votivi rinvenuti sono numerosissimi: frammenti di statue e iscrizioni dedicatorie di importanti figure politiche, oggetti aurei, amuleti egittizzanti e monete bronzee di zecche siciliane, cartaginesi e sarde. Inoltre, statuette in bronzo raffiguranti Ercole e altre divinità, lance in ferro, 43 monete repubblicane e 1103 monete imperiali, e l’importante tavoletta bronzea dedicata al Sardus Pater, che costituì la prima testimonianza del culto praticato nel santuario di Antas.
Il tempio di Sid mantiene la sua funzione sacra sino all’epoca tardo romana. Infatti sotto la gradinata si rinvengono elementi architettonici del sacello punico riutilizzati.

PERIODO ROMANO
Il tempio romano di Antas fu restaurato nel 213-217 d.C. dall’imperatore Caracalla (come ricorda l’iscrizione latina posta sull’epistilio che sovrasta il colonnato frontale), ma il tempio esisteva già dal 500 a.C. quando i cartaginesi lo costruirono, continuando il culto nuragico del dio universale delle acque, dei boschi e liberatore del male, il cui nome protosardo “Babbay” (Padre) è giunto fino a noi accanto al nome datogli dai romani “Sardus Pater” (Padre sardo).
Anche il geografo egiziano Tolomeo parlava di numerose località sarde, fra le quali il “Sardopàtoris ieron” (Tempio del Sardus Pater)
Il millenario culto di Babay, proseguito con i nomi di Sid e di Sardus Pater poi, termina nel IV secolo d.C. quando nelle città costiere della Sardegna il Cristianesimo iniziava a sostituirlo.
All’epoca di La Marmora, l’area era una foresta di lecci e querce e si notavano solo numerosi frammenti di colonne e capitelli. Fu poi l’illustre architetto cagliaritano Gaetano Cima che esegui la planimetria e una ricostruzione grafica. 

NECROPOLI
Nel 1984 fu rinvenuta anche la necropoli nella valle antistante, a venti metri dal tempio. Le uniche tre tombe studiate sono state ricoperte per preservarle, e non sono visibili. Una di queste tombe conteneva un defunto ornato di collana e di un anello, nella mano destra teneva una statuina che aveva il braccio destro benedicente e con il sinistro impugnava una lancia, identificabile con una prima immagine del Sardus Pater Babay. Un’altra tomba (cenotafio) conteneva solo il corredo funebre.

Nei pressi del tempio si trova un insediamento urbano di epoca nuragica, età del bronzo (1200 a.C.), di cui si vedono solo rovine.

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