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Ponte romano Sant'Antioco

Su “Ponti Mannu” (il grande ponte) deve il suo nome all’importanza che aveva per gli abitanti dell’isola di Sant’Antioco (CI); infatti collegava l’isola omonima con il resto della Sardegna.

Il ponte venne costruito in epoca romana, sfruttando opere di ingegneria più antiche. Le rovine sono ancora visibili accanto alla strada di collegamento moderna che ne ricalca sostanzialmente il percorso.
Questo ponte sfruttava l’allineamento di alcuni isolotti alluvionali del rio Palmas ed un istmo di sabbia che si protraeva naturalmente verso l’isola, dove era situato l’antico centro politico e culturale fenicio-punico di Sulky. Dell’antica opera stradale di epoca romana rimane solo il ponte a due arcate. La parte ora visibile era la terza di tre ponti oggi andati persi.
Il monumento è lungo 120 m. ed ha una larghezza variabile di circa 5 metri e mezzo. Le due rampe superavano un antico canale grazie a due arcate con circa 5 metri di luce e voltate a botte, separate da un pilone di 15 m.. Dell’antica strada ne parla anche Antonio Taramelli: “La stretta via, in parte selciata, con resti di parapetti, con varie cunette, e con piccoli ponti, che si segua per un buon tratto lungo l’accennato codone litoraneo, dal ponte fino alla costa sarda, ha pure il carattere di una via romana, forse rifatta e restaurata più volte, ma che tuttavia conserva nella regolarità delle sue disposizioni e specie nel sistema della pavimentazione a grossi ciottolosi accuratamente disposti e spesso legati con malta di calce, il tipo di strade costruite in regioni paludose ed acquitrinose”.
Sono dunque numerosi i restauri succedutisi nei secoli (fra i quali si ricordano quelli del famoso architetto Gaetano Cima nel 1839 e dell’ingegnere Nicolò Mura del 1893) che ne hanno garantito la sua funzionalità sino a pochi decenni fa (come testimoniano tratti d’asfalto che lo coprono).
In particolare la relazione del Cima lo descrive in avanzato stato di deperimento con le rampe dalla pendenza troppo ripida, e la carreggiata che in certi punti doveva essere di 7 m. si era ridotta a neppure 3 m., inoltre parte delle volte doveva essere ricostruita.
Oggi il ponte si trova su un prato, frutto di un riempimento attuato attorno al 1940 per consentire ai mezzi militari il facile raggiungimento della banchina.
Nel 1954, con la costruzione della strada moderna, l’utilizzo del ponte venne abbandonato e divenne così un monumento.
L’ultimo progetto di  restauro, del 2006, mirava a preservare le parti più delicate del monumento.
Anche il ponte romano si può considerare l’ultima porzione della più imponente opera di collegamento tra Karalis e Sulky di cui si ha testimonianza delle due vie principali. Una prima via era quella meridionale costiera,  che congiungeva anche Nora, Bithia, Tegula ed infine giungeva a Sant’Antioco, una seconda era invece interna, e percorreva in gran parte la vallata del fiume Cixerri, di cui abbiamo testimonianze di miliari in Elmas ed Assemini, ruderi di un ponte all’altezza di Decimo, Siliqua, una pietra miliare a Villamassargia, passando vicino a Monte Sirai toccando S. Maria di Flumentepido

Contemporanee al ponte romano, si trovano a Sant’Antioco anche la fontana e il mausoleo noto come Sa Presonedda o Sa Tribuna databile al I sec. a.C., situato in corrispondenza dell'istmo.
All’altezza del km. 3 della SS. 126, si possono anche osservare in situ i due menhir  assegnabili alla cultura Ozieri (III millennio a.C.) denominati popolarmente Su Para e Sa Mongia.

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