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Chiesa di San Pietro

La chiesa di San Pietro sorge all’interno del piccolo abitato di Zuri (frazione di Ghilarza OR).

Venne costruita nel 1291 secondo lo stile tardo-romanico, ad aula mononavata, con copertura lignea e paramenti in trachite rossa di varia pezzatura. Un’epigrafe, all’interno dell’edificio religioso, menziona il Maestro Anselmo da Como, come realizzatore dell’edificio.Quando nel 1923 si pensò di creare il bacino artificiale del lago Omodeo, la scelta ricadde sul territorio nel quale sorgeva allora Zuri; tutti gli abitanti furono costretti ad abbandonare il loro paese.
Tra il marzo del 1923 e i primi di luglio del 1925 il monumento religioso fu smontato pietra per pietra e rimontato nella zona attuale; questa è stata l’unica operazione di anastilosi compiuta in Sardegna.

È interessantissimo osservare la struttura esterna della chiesa.Nell’architrave del portale di facciata sono raffigurati al centro S. Pietro e la Madonna col bambino, i cinque apostoli ed una donna inginocchiata  (identificata nella badessa Sardinia de Lacon, committente dell’opera).I fregi a più risalti, contigui all’architrave, presentano teste umane sovrapposte a foglie d’acanto appallottolate. Nella parte superiore (risalente al 1504) si apre una finestra rettangolare. Parallelo alla facciata, sul lato sinistro, si erge l’imponente campanile a vela, diviso in due ordini (ognuno con due alloggiamenti per le campane) e databile entro il XV secolo.Ogni lato della chiesa è diviso in quindici specchi da lesene sensibilmente aggettanti che sorreggono, mediante capitelli variamente decorati, gli archi a doppia ghiera.
È particolarmente suggestivo il fregio sul lato est dell’edificio che rappresenta figure maschili, col capo coperto da sa berretta longa, e figure femminili che si tengono per mano nell’atteggiamento della danza. Questa potrebbe essere tra le prime raffigurazioni del ballo sardo.

L’interno della chiesa è alquanto spoglio. La statua di San Pietro si trova sistemata nell’abside, all’interno di una nicchia creata in età aragonese. Ed è proprio in questa parte della chiesa che ci si ritrova a fissare incuriositi delle strane macchie nere presenti sulla colonna destra della nicchia contenente il santo.È qua che storia e leggenda si intrecciano;  la storia racconta che in questa chiesa e precisamente davanti a questa colonna venne ucciso Valore de Ligia insieme a suo figlio Bernardo. L’uomo era stato accusato di tradimento nei confronti del regno d’Arborea e per questo condannato a morte (per questa infedeltà però fu ricompensato dagli aragonesi con il titolo di feudatario di diverse zone della Sardegna centrale, tra le quali il Guilcer). Quando parte del Regno arborense finì nelle mani catalane, de Ligia decise di tornare in Sardegna per riscuotere le terre che gli spettavano. Arrivato nel Guilcer trovò ad aspettarlo cavalieri e popolani che gli diedero la caccia; per sfuggirvi De Ligia decise di rifugiarsi insieme a suo figlio all’interno della chiesa di S. Pietro confidando nel diritto di asilo. Era il 17 luglio del 1416. Cavalieri e persone del popolo corsero all’interno dell’edificio, scovarono padre e figlio e li uccisero in quella che all’epoca era la sagrestia, accanto a dove ora si trova la statua del santo.
La leggenda sostiene che le macchie nere presenti sulla colonna destra della nicchia, siano le macchie di sangue di Valore de Ligia e di suo figlio, lasciate lì pro iscaramentu, come ammonimento per spingerci a comportarci in maniera retta. Inoltre sulla pietra sottostante la colonna sono visibili dei segni di scalpello; si dice che, per non suggestionare i fedeli, sia stata scalpellata via l’impronta della mano sporca di sangue di de Ligia.

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